Monsanto alla guerra dei semi: come un piccolo processo contro un agricoltore stabilirà la proprietà dei semi OGM e della loro progenie

di Erika Facciolla del 10 ottobre 2013

Da una parte la storia di piccolo agricoltore americano, una vita trascorsa a lavorare nei campi, 75 anni sulle spalle e tanta voglia di libertà e giustizia. Dall’altra una schiera di avvocati in doppiopetto pronti a dare battaglia davanti ai giudici della Corte Suprema Americana chiamata a decidere su quello che solo apparentemente può sembrare un banale contenzioso, ma che in realtà potrebbe decidere le sorti dell’intero comparto agricolo statunitense (e non solo) : è il caso della Monsanto – il colosso americano della genetica alimentare – e di Vernon Hugh Bowman, agricoltore di soia dell’Indiana che rivendica il diritto di piantare semi geneticamente modificati sui quali la Monsanto ritiene di possedere il brevetto.

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Quella che è già stata definita la storia di ‘Davide contro Golia’, è dunque arrivata sui banchi della giustizia americana sui quali si sono accessi i riflettori dei media di tutto il mondo. Ma veniamo ai fatti.

Cinque anni fa la Monsanto cita in giudizio Vernon Hugh Bowman per impedirgli di usare e vendere semi di soia ottenuti dalle piante nate dalle proprie sementi. Secondo i rappresentati legali della multinazionale (lo studio legale Frommer Lawrence & Huag LLP), ilbrevetto fa sì che l’agricoltore che acquista sementi geneticamente modificate dalla compagnia rinunci a qualsiasi diritto sulla vendita di quei semi e che non li ripianti nella stagione successiva.

Malgrado ciò, Bowman avrebbe piantato un certo quantitativo di semi ottenuti dal primo raccolto alla fine dell’anno per sfruttare ulteriormente una fonte di semi a basso costo. Secondo la Monsanto, dunque, l’agricoltore avrebbe violato il brevetto usando quei semi per ottenere nuove colture di soia.

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Bowman sostiene, invece, che la vendita delle sementi a compratori autorizzati corrisponde ad un sostanziale esaurimento dei diritti di brevetto esercitabili dalla Monsanto la quale, di conseguenza, non può rivendicare nulla sui raccolti ottenuti dai semi di seconda generazione.

L’Alta Corte Americana, dunque, è chiamata a pronunciarsi su una questione spinosa e cruciale: per quanto riguarda il mercato delle sementi, l’esaurimento del brevetto determina o no l’alienazione di ogni diritto sul controllo dell’invenzione dopo una vendita autorizzata? In poche parole, può la Monsanto continuare a rivendicare nel tempo la proprietà esclusiva di qualcosa che è stata ceduto nell’ambito di un regolare contratto di compra-vendita? E qualora la risposta fosse sì, ciò non determinerebbe, di fatto, una grave violazione dei diritti degli agricoltori americani costretti a subire i voleri di grandi gruppi che, tra le altre cose, impongono politiche di prezzo sempre più scellerate?

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La richiesta della Monsanto per la presunta violazione del brevetto è di 84.000 dollari (62.000 euro) cifra che Bowman dovrebbe versare nelle casse della miliardaria azienda americana ‘per aver tentato di arricchirsi utilizzando una tecnologia che non ha pagato’. Gli oppositori rispondono invece con argomentazioni di tutt’altro spessore attaccando non solo Monsanto, ma tutto il sistema dei brevetti che tiene in ostaggio gli agricoltori americani: un sistema che non solo tutela gli interessi di pochi, ma mette a repentaglio la sopravvivenza della maggior parte dei contadini americani, nonché la sicurezza alimentare di milioni di persone.

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