Napoli, proteste per la zona a traffico limitato. Giuste o sbagliate?

di Luca Scialò del 28 aprile 2013

Tra i provvedimenti adottati dalla Giunta napoletana di De Magistris, ormai prossima ai due anni di incarico, rientrano anche le disposizioni in materia di traffico.

A Napoli, come in tantissime città d’Italia, molte sono le zone proibite alle auto o a traffico limitato. Su tutte però, 2 in particolare hanno scatenato violente proteste da parte dei cittadini: la Ztl del Mare e quella del Centro antico.

Il motivo è sempre los tesso: si reano per i cittadini ci sono disagi alla circolazione e per i commercianti si va a limitare le loro attività, già pesantemente colpite dalla crisi (scusa che va sempre bene quando si tratta di strumentalizzarla).

Come sempre gli italiani di piccole e grandi città hanno scarso senso ‘civico’ e se a parole parlano di ambiente e salvaguardia del territorio, a fatti predomina la sindrome NYMB (del Not In My Backyard letterlamente ‘non nel mio cortile‘), ovvero è una buona idea ma fatela altrove che io sono più comodo con lo status quo.

A Napoli poi le proteste a volte sono anche violente, tanto che i residenti di un’area chiusa al traffico diedero fuoco ad alcuni cassonetti. Mentre ad aprile gruppi di manifestanti hanno caricato la polizia davanti al Comune ed è finita con il lancio di lacrimogeni.

Tutte le principali città del Mondo prevedono il lungomare e i centri storici pedonali. Perché Napoli deve restare indietro?

Forse la verità è che Napoli è sin dall’Unità d’Italia disabituata al cambiamento, restia alle novità, ai tentativi di migliorarla. Narcotizzata da chi l’ha governata nei secoli, che ha lasciato sempre stare tutto com’era, lasciando che il popolo si autogestisca a proprio piacimento, senza invogliarlo al rispetto delle norme a colpi di imposizioni. Un’anarchia popolare utile a chi ha solo pensato alla conservazione del proprio potere, non scontentando nessuno. Non a caso, fino al 1800, la città partenopea era all’avanguardia in vari ambiti (sanitari, urbanistici, artistici) come capitale del Regno delle due Sicilie.

Con ciò non si vuole fare discorsi neoborbonici nostalgici ma chiedersi perché negli anni i cittadini napoletani non abbiamo organizzato tutti uniti proteste contro la camorra? Non opprime, quest’ultima attraverso il pagamento del pizzo, l’economia dei commercianti quanto ora a loro dire fa la Ztl?

Che Napoli diventi finalmente europea davvero, e tuteli i propri beni culturali e il proprio spettacolare litorale dallo smog delle auto!

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