Nasce il Programma Nazionale Prevenzione Rifiuti, l’Italia deve fare i compiti a casa…

di Elle del 26 novembre 2013

Il Ministero dell’Ambiente con il Programma Nazionale Prevenzione Rifiuti ha scelto di utilizzare la produzione di rifiuti rapportata all’andamento del PIL (Prodotto Interno Lordo) come indicatore per verificare il raggiungimento degli obiettivi relativi alla riduzione di scarti urbani e speciali. Il limite fissato per tale Programma era previsto per il 12 dicembre 2013 adeguandosi alle linee guida previste dal Piano Europeo, per cui alle Regioni non resta che un mese di tempo per il recepimento.

Tradotto in termini concreti, l’indicatore segnalato da queste nuove direttive consiste nella diminuzione rispettivamente del 5% e del 10% dei rifiuti urbani e pericolosi per unità di PIL. Si tratta, quindi, di realizzare una vera e propria inversione di tendenza distinguendo la crescita economica dall’impatto ambientale legato alla produzione di rifiuti.

Questi obiettivi, che si spera non restino ancora una volta dei buoni propositi fissati solo sulla carta, portano a rivolgere grandi attenzione al tema, ancora troppo trascurato, degli scarti alimentari. Anche  l’attuazione di altre misure generali potrà portare ad un concreto raggiungimento dello scopo: si parla, a tal proposito, di produzione sostenibile e green public procurementla cui introduzione è finalizzata a regolamentare l’impiego di manufatti e beni il cui materiale provenga almeno per il 30% dal riciclo.

La nuova prospettiva, quindi, sembra essere quella orientata a prevenire la formazione di rifiuti prima ancora di pensare ai metodi necessari per favorire il riciclo e, come extrema ratio, lo smaltimento.

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