Nei fondali della Gorgona non si trovano più 71 fusti tossici

di Luca Scialò del 29 settembre 2013

Poco prima del disastro della nave Concordia, lo stupendo mare della Toscana è stato ferito da un altro disastro ecologico, consumatosi nella notte del 16 dicembre 2011. Da qualche parte nell’Arcipelago Toscano giacciono infatti ancora, a più di 600 metri di profondità, 71 dei 198 fusti tossici, persi dalla portacontainer Venezia della Grimaldi Lines il 17 dicembre del 2011. Bidoni difficili se non impossibili da trovare, a profondità marine che scendono in picchiata e raggiungono fondali anche a 900 o 1000 metri!

Ma cosa è successo? L’Eurocargo Venezia della compagnia Grimaldi Lines è partito da Catania destinazione Genova. Trasporta un carico di 226 bidoni provenienti dal polo petrolchimico di Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa. Ogni bidone contiene sacchi di plastica neri, all’interno di ciascun sacco ci sono circa 170 chili di catalizzatori Co/Mo.

Questi catalizzatori, che contengono metalli pesanti (nichel-molibdeno), vengono adoperati nella fase di raffinazione del petrolio: l’idrodesulfirizzazione. Una volta arrivati a Genova sarebbero stati “ripuliti” per essere poi utilizzati nuovamente.

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Si tratta di materiale infiammabile, tossico e non a caso il carico di bidoni viene caricato in due semirimorchiatori in coperta e non nella stiva del cargo.

Ma qualcosa va storto. Quando il cargo Venezia arriva al largo di Gorgona alle prime ore del 17 dicembre, c’è una forte tempesta, peraltro annunciata. Deve così fronteggiare onde alte 10 metri e raffiche di vento fino a 127 chilometri orari. A causa della tempesta le catene con cui era fissato il carico si spezzano e 198 dei 226 bidoni finiscono in mare, tra Gorgona e il banco di Santa Lucia, area caratterizzata da una profondità variabile: da 120 a 600 metri.

Come poi accade sempre in Italia, tutto è stato taciuto per giorni. I cittadini livornesi sono venuti a conoscenza di questo grave incidente avvenuto a meno di 20 miglia dalla costa solo 11 giorni dopo il fatto, e quasi per caso; solo grazie alla redazione del giornale locale Cecina del Tirreno, che ha intercettato alcune circolari girate via fax ai Comuni della zona.

L’Arcipelago Toscano è un parco marino, ci sono perfino balene e delfini. Pertanto le navi con materiale tossico non dovrebbero proprio circolarvi. A ciò si aggiunge l’inquinamento “ordinario” domestico e industriale che pure sta devastando la zona.

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