Nelle Alpi Apuane fiumi di colore bianco a causa dell’inquinamento da marmi

by Luca Scialò on 13 gennaio 2016

Sulle Alpi Apuane scorrono cinque fiumi di colore bianco. No, non si tratta di uno stupendo fenomeno naturale, bensì dell’inquinamento proveniente dalla vicina lavorazione del marmo. In particolare, nel territorio che intercorre tra le province di Lucca e Massa Carrara.

Ad inquinare le acque dei corsi d’acqua è la marmettola. Vittime del marmo sono il torrente Lucido, chiamato così proprio per le sue acque un tempo limpide, che nasce dal monte Rasore in Lunigiana (Fivizzano, provincia di Massa Carrara) percorrendo le famose grotte di Equi Terme, facenti parte del Geoparco Unesco delle Alpi Apuane. Il Carrione, torrente che attraversa decine di cave di Carrara prima di srotolarsi verso mare con la sua acqua perennemente torbida.

Il Frigido e il Renara, rispettivamente fiume e affluente, che nascono sulle colline massesi e, insieme, tagliano a metà la città. A chiudere questo triste elenco ci pensa il canale del Giardino che nasce nelle montagne della Versilia e poi si immette nel fiume Vezza attraversando i comuni di Stazzema e Seravezza, a Lucca.

Ad onor del vero, grazie a una legge degli anni ’90, lo scarto della lavorazione del marmo non finisce più nei corsi d’acqua, come succedeva fino al decennio precedente. Tuttavia, resta il fatto che la marmettola non viene stoccata e portata in discariche apposite. Come dovrebbe accadere essendo un rifiuto speciale. Invece viene abbandonata nei piazzali di cava o dove capita, finendo così, con la pioggia, nei corsi d’acqua, con il rischio di seccarli per sempre.

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La marmettola non è un fattore negativo solo dal punto di vista dell’inquinamento. Bensì è anche un indicatore di rischio idrogeologico. Come specifica infatti a Il fatto quotidiano Mauro Chessa, presidente della Fondazione dei geologi della Toscana, la sua presenza significa che vi sono ravaneti instabili, corpi detritici soggetti all’erosione. Inoltre, depositandosi sul letto del fiume, questo materiale rende più rapido lo scorrimento superficiale delle acque. La quale, non frenando, finisce a valle. Generando alluvioni.

Gli enti locali sembrano genuflessi alle ragioni economiche. D’altronde, la lavorazione del marmo è fondamentale per la comunità locale. Pertanto, ritirare le concessioni alle ditte addette, provocherebbe veementi proteste. Ma non è questo che gli ambientalisti chiedono. Basterebbe una più accorta gestione della marmettola, il materiale di scarto che come detto inquina ben cinque corsi d’acqua.

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