Nelle paludi australiane di Gladstone rane mutanti per l’inquinamento

di Claudio Riccardi del 25 febbraio 2013

Alcuni nascono con delle zampe in più, altri con otto dita per zampa al posto di quattro, altri ancora si presentano ciechi. Sono i rospi mutanti di Gladstone, Queensland, una delle aree più industrializzate d’Australia, e per questo tra le più inquinate. E’ proprio negli effetti dell’inquinamento che troverebbe spiegazione il fenomeno: come osservato dagli studiosi della Central Queensland University, nell’area di Gladstone un rospo su cinque nascerebbe con malfunzioni, una percentuale ben più alta rispetto all’1% di probabilità analoghe riscontrare al di fuori delle aree urbane.

Nel distretto di Gladstone si trovano una grande centrale elettrica a carbone, due fonderie di alluminio e un’industria di gas naturale liquefatto in pieno sviluppo.

Secondo i ricercatori, gli scarichi chimici nell’acqua, come gli elevati tassi di polveri sottili nell’aria, penetrano facilmente entro la pelle permeabile del rospo, provocando le malformazioni. Un’ipotesi confermata dal grido di allarme dei pescatori, e dai recenti ritrovamenti nella baia di delfini e tartarughe morte.

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Il rospo della canna in Australia rappresenta una testimonianza delle scellerate decisioni che può prendere l’uomo. L’anfibio non è una specie autoctona, venne introdotto nel 1935 dal Sudamerica nella vana speranza di riuscire a combattere dei parassiti della pianta da zucchero. Nessuno d’altra parte pensava che l’animale avrebbe iniziato a riprodursi a dismisura, senza più la possibilità di controllo, un po’ come è successo ai conigli.

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Il proliferare del rospo, e la sua tossicità, oggi stanno mettendo a serio rischio l’ecosistema in molte aree del paese.
Una situazione che si poteva benissimo evitare.

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