Nell’Italia della crisi crescono le aziende che hanno una eco-label

di Claudio Riccardi del 26 febbraio 2013

Parliamo di certificazioni ambientali e imprese, un legame a doppio filo sempre più stretto sul territorio nazionale. Gestione intelligente delle risorse, riduzione degli sprechi, il contenimento dei consumi di materiali e il miglioramento dell’efficienza energetica rappresentano degli obiettivi concreti da perseguire, per accrescere la competitività internazionale, ottimizzare i costi, e nel contempo rispettare l’ambiente.

Accredia, l’Ente Unico Italiano di Accreditamento, nel 2012 ha emesso 9.500 certificati conformi allo standard ISO 14001, la norma che regola i sistemi di gestione ambientale. Un dato in crescita di 6 punti percentuali rispetto al 2011, trend positivo confermato anche per i siti produttivi certificati, saliti a quota 16.600.

FOCUS: Certificazioni ambientali: sempre più richieste secondo l’Ispra

Nella classifica per regioni, è la Lombardia a fare da traino, con 2.619 siti produttivi certificati e un segno più di ben 11 punti. Seguono a ruota Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto. Toscana e Campania, con 1.125 e 1.193 aree certificate, rappresentano i riferimenti per il Centro e il Meridione, dove si segnalano le buone performance anche di Lazio e Puglia.

Passando invece ai settori che investono di più nelle certificazioni ambientali, Accredia posiziona al primo posto i soggetti operanti nei servizi pubblici (1.642), seguiti dal comparto logistica, trasporti e spedizioni (1455), dalle aziende che operano nella produzione e distribuzione di energia elettrica (1.406) e dei servizi professionali d’impresa (1.323).

Un trend di cui andare fieri, soprattutto se si considera la difficile contingenza di crisi. Le nostre aziende investono sulla qualità ambientale dei prodotti, mirano a garanzie di affidabilità e serietà, verso i clienti e le istituzioni preposte ai controlli.

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