Il Nicaragua e la geotermia

di Erika Facciolla del 8 gennaio 2014

Torniamo a parlare oggi del Nicaragua, lo stato centroamericano che la scorsa estate ha svaleto i piani per la costruzione di un enorme canale artificiale che dovrebbe collegare Oceano Atlantico e Pacifico, una iniziativa finanziata da capitali cinesi che rischia di fare molto male all’ambiente e molto bene ad interessi privati.

Stavolta alziamo il sipario su un aspetto decisamente più positivo dal nostro punto di vista: la notizia riguarda i progetti che a Managua stanno mettendo a punto per sfruttare l’enorme potenziale a livello di geotermia presente in Nicaragua. Una strategia per cogliere le opportunità di indipendenza energetica dal petrolio che la natura mette disposizione di questo paese.

Il paese, infatti, è costellato di vulcani attivi che a detta degli esperti rappresentano un potenziale energetico da 1500 MW. Per questo motivo, a partire dal 2006 il governo nicaraguense ha promosso un ambizioso piano di sfruttamento di queste fonti che mira a creare nuovi impianti geotermici nelle zone più facilmente raggiungibili e a coprire con l’energia così prodotta almeno il 20% del fabbisogno energetico nazionale sin da subito.

L’investimento previsto è di 450 milioni di dollari, soldi che serviranno a raddoppiare nell’immediato il numero di centrali attualmente attive e a generare 72 MW di energia riducendo sensibilmente il consumo di combustibili fossili per un risparmio complessivo che si aggira intorno agli 88 milioni.

Per riuscire a centrare l’ambizioso obiettivo, i nicaraguensi si avvarranno della lunga esperienza maturata nel settore dagli islandesi, che hanno fatto del geotermico una delle principali fonti di reddito del Paese. Una mossa simile a quella del Giappone, che parimenti vuole sfruttare il proprio potenziale geotermico per uscire dallo stallo nucleare post-Fukushima.

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E non è tutto. Oltre al geotermico, il Nicaragua è determinato ad abbracciare anche l’eolico per dare un’ulteriore accelerata al programma di riconversione energetica nazionale. Alle 22 pale eoliche già in funzione (44 MW di energia) il governo vuole aggiungere nuovi parchi eolici per produrre entro il 2020 il 90% dell’energia complessiva.

Con quest’ultima iniziativa i nicaraguensi hanno lanciato un vero e proprio guanto di sfida ai loro vicini del Costarica, dove l’84% della produzione energetica è già affidata a fonti rinnovabili.

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