Nicaragua al 90% rinnovabile entro il 2020

di Luca Scialò del 12 febbraio 2016

Il Nicaragua punta sempre di più sulle rinnovabili. Entro il prossimo anno, si stima che il 75% di energia elettrica sarà ricavato dalle rinnovabili, mentre entro il 2020 il loro contributo salirà addirittura il 90%. Un successo che ricorda quello di un altro stato centroamericano, con esso confinante: il Costa Rica. Il quale pure aspira all’utilizzo totale di energie rinnovabili, raggiungendo nel frattempo risultati già più che notevoli.

Il caso del Nicaragua è però un po’ diverso, soprattutto se si considera da dove esso è partito. Qui l’idea di un’energia pulita era quasi assente fino a poco fa. Anzi, la stessa energia elettrica in molte zone del Paese era assente. Ora le rinnovabili hanno portato elettricità nelle case dove prima non c’era e siamo adesso al 54% di energia elettrica rinnovabile nel paese.

La svolta green del Nicaragua è stata anche spinta dalla penuria di idrocarburi sofferta dal Paese, costretto ad importarli totalmente soprattutto dal Venezuela. Eppure, gode di altre energie regalategli dalla natura: sole forte, venti costanti e sostenuti, diversi vulcani attivi. Tuttavia, fino a dieci anni fa solo il 25% dell’energia proveniva da fonti rinnovabili. In più chi aveva accesso alla rete elettrica non aveva fornitura regolare. In molte zone gli abitanti erano abituati a black-out anche di dodici ore al giorno, con pesanti ripercussioni anche sull’economia nazionale.

Ecco dunque la svolta, con il 2005 che può essere considerato lo spartiacque in termini energetici per il Paese. Attraverso politiche volte ad attrarre investimenti stranieri, nell’arco di pochi anni il Nicaragua ha attratto 1.5 miliardi di dollari, ha facilitato partnership privati-pubblici e l’importazione di tecnologia rinnovabile. Ha organizzato convegni con tedeschi ed americani per saperne di più sulla materia. Il paese ha anche creato una agenzia che si chiama ProNicaragua con il solo scopo di coordinare la transizione verso le rinnovabili.

La svolta green ha anche avuto effetti positivi sull’occupazione, grazie alla costruzione di impianti idroelettrici, geotermici ed eolici; volti a sfruttare rispettivamente corsi d’acqua, i diciannove vulcani attivi e i venti di cui gode il Paese. Tanti i nicaraguensi chiamati a lavorare per la loro realizzazione, gestione e manutenzione. Tanti sono soprattutto gli impianti eolici (realizzati soprattutto grazie al microcredito), realizzati per la maggior parte attorno al Lago Nicaragua, la cui conformazione geografica è tale che il vento sia persistente e regolare. Il principale si chiama Eolo.

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Il lavoro però non è finito. Nei prossimi quindici anni arriveranno altri quattro miliardi di dollari di investimenti, anche con l’obiettivo di distribuirla a chi non ha accesso alla rete elettrica tradizionale. In che modo? Realizzando piccoli centri “off-grid” in grado di generare energia da sole e vento in modo indipendente, anche se lontani dai centri urbani.

Come detto, in molte zone periferiche del paese l’energia elettrica è ancora carente. Si pensi che la principale causa di mortalità nelle donne che vivono nelle zone rurali sono le malattie respiratorie, dovute alle fiamme a cielo aperto che usano per cucinare. Nel 2016 ciò è inaccettabile.

 rinnovabili nicaragua

Un panorama non più così inconsueto in Nicaragua

Si tratta comunque, fortunatamente, di una minoranza: il 20%. Nel 2001 era invece il 53% della popolazione. Una bellissima storia, che speriamo venga presa da esempio da tanti altri paesi, Italia compresa. La quale, anziché puntare anch’essa su sole, vento, fiumi e laghi, preferisce ancora trivellare le proprie coste. Rovinando così l’unico vero petrolio che ha: il turismo.

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