Nicaragua, il presidente Ortega vuole il canale artificiale più grande

di Erika Facciolla del 5 luglio 2013

Una curiosa alleanza nel nome del business, inconcepibile fino ad appena qualche lustro fa, che rischia di fare molto male all’ambiente e molto bene ad interessi privati: ci riferiamo a quella tra il Nicaragua a guida sandinista e la Cina.

Continua infatti a destare preoccupazioni e una raffica di polemiche l’ambizioso progetto del Presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, che punta a realizzare un canale artificiale in grado di collegare l’Oceano Atlantico e Pacifico. Non bastasse quello di Panama, situato poco più a Nord, il 13 giugno scorso l’Assemblea Nazionale di Stato ha approvato a maggioranza un programma per la realizzazione del ‘Gran Canal Interoceanico’ che vedrà la partecipazione attiva di un’azienda di telecomunicazioni cinese (Xinwei) che si è già aggiudicata l’appalto per la gestione degli impianti wi-fi in Nicaragua.

I due presidenti – da una parte Ortega e dall’altra Wan Jing, titolare anche della HK Nicaragua canal development Investment Co – hanno firmato in fretta e furia un accordo che consentirà al colosso cinese di intascare per 50 anni i proventi del canale, con tanto di opzione di rinnovo.

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Meno chiari, invece, i dettagli sulla realizzazione del canale di cui, ad oggi, non si consce neanche il percorso esatto. L’unico dato certo emerso dalle 40 pagine del dossier approvato dall’Assemblea Nazionale è che il canale avrà due porte, una nei Caraibi e una nel Pacifico. Il documento prevede anche la costruzione di un gasdotto e di un ‘canale asciutto’ parallelo a quello principale che consentirà i collegamenti via treno. Un bel paradosso per un paese che, dal 1993, non dispone neanche di un centimetro di strada ferrata!

Dopo la sua elezione, Ortega non ha mai fatto mistero di voler attirare capitali esteri nel paese, spesso in modo quanto meno discutibile e azzardato. Si potrebbe obiettare che le intenzioni del presidente sudamericano siano ispirate dai propositi tutto sommato condivisibili, viste le condizioni di estrema povertà in cui versa il paese, ma di fronte ai numeri è lecito dubitarne: l’accordo con la società di Wan Jing per il progetto del canale, infatti, riconosce al Nicaragua solo l’1% dei proventi. Tutto il resto andrà in mano ai cinesi.

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Alla luce di tutto ciò, il fronte di contestazione che si oppone tenacemente a Daniel Ortega è sempre più numeroso e agguerrito. In primis, perché è opinione tra la gente che il Presidente stia praticamente tentando di ‘svendere’ il paese portando a segno un affare di cui beneficeranno pochi, primo fra tutti lo stesso Ortega (il figlio di Ortega non a caso è consigliere in HK), accusato di voler solo consolidare la sua leadership economica e geo-politica; in secondo luogo, perché l’impatto ambientale che il mirabolante progetto avrà sul territorio potrebbe essere devastante.

Visti i precedenti, non è detto che Ortega riuscirà a mettere in cantiere questo ennesimo affare, ma sul fronte dell’opposizione sono molto coloro che pensano che il presidente Nicaraguense stia per mettere a segno il più colossale furto di proprietà nazionale della storia.

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