No dei calabresi alle trivelle di Shell nel mar Jonio

di Erika Facciolla del 6 febbraio 2013

È secco e deciso il ‘no’ che cittadini e associazioni ambientaliste stanno opponendo all’ intenzione del colosso petrolifero Shell di trivellare la costa dell’Alto Ionio calabrese in cerca di greggio. Secondo l’indagine geofisica commissionata dalla multinazionale ai suoi esperti, nella zona potrebbe essere nascosto un importante giacimento petrolifero proprio al largo delle coste tra la  Calabria e la Basilicata, a circa 1.500 m di profondità.

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Una prospettiva che fa gola alla compagnia, la quale ha già avviato tutte le procedure del caso per cominciare le trivellazioni già nel corso del 2013 ma inorridisce abitanti ed ambientalisti preoccupati dal pericolo di un imminente disastro ambientale.

La zona dell’Alto Ionio calabrese, oltre che godere di lunghi tratti marittimi quasi incontaminati, è popolata da numerose specie di mammiferi, cetacei e tantissime varietà ittiche la cui sopravvivenza sarebbe ovviamente a rischio. Così come a rischio sarebbe la già precaria sopravvivenza della tartaruga Caretta-Caretta che nidifica periodicamente lungo questi litorali.

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Ma le preoccupazioni riguardano anche l’economia di un’intera area (quella compresa tra i versanti ionici di Calabria, Puglia e Basilicata) che vive di turismo e agricoltura, attività del tutto incompatibili con quelle che Shell si propone di perseguire.

Dal canto loro gli abitanti dei 50 paesi (sostenuti da Legambiente, Fai e WWF) interessati dalle possibili trivellazioni hanno manifestato tutto il loro disappunto in un corteo organizzato a Policoro per ribadire il loro ‘no’ allo snaturamento di un’area ricca di biodiversità tra le più belle e preziose del nostro paese.

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Adesso attendiamo che il Governo faccia la sua parte e che si apra almeno un tavolo di confronto per scongiurare l’inevitabile scempio che si profila sempre più minaccioso all’orizzonte.

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