No del Governo italiano al mini-eolico

di Eryeffe del 16 luglio 2015

Brutto colpo da parte del Governo italiano alla produzione di energia pulita attraverso il minieolico domestico. La bozza del nuovo Decreto Ministeriale sulle rinnovabili, infatti, prevede un un taglio del 30-40% dei finanziamenti sull’eolico, ma a soffrire di più saranno soprattutto i piccoli aerogeneratori e tutte le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche.

La bozza infatti prevede un taglio del 30% per le turbine da 60 kW e del 40% per quelle fino a 200 kW. Tieniamo presente che una turbina normale per alimentare un parco eolico vale 800-900 kW fino ad arrivare a quelle mega da 3000 kW. La classe di turbine da 60-200 kW con altezze massime di 30 metri, è dunque solo riservata a clientele private che ne utilizzano l’energia per scopi domestici e che possono operare con condizioni di vento ben inferiori a quelle necessarie alle enormi pale industriali.

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La notizia dei tagli agli incentivi a favore del mini-eolico è stata accolta molto duramente da esperti e produttori del settore; si tratta di settore produttivo molto affermato e tecnologicamente all’avanguardia. In Italia, infatti, le mini-turbine e i vari componenti, la rete di installatori specializzati e di riparatori alimenta un business da 100 milioni di euro all’anno con 1.100 posti di lavoro e decine di imprese attive.

L’applicazione del Decreto, con il calo degli incentivi, porterebbe dagli attuali 268 euro/MWh a 190 euro. Si tratta  – secondo gli esperti – di un contributo insostenibile per chi decide di lanciarsi nell’installazione di una mini-turbina.

C’è anche la preoccupazione che questi tagli spingano alla creazione di un mercato parallelo delle macchine usate rigenerate, commercializzando macchine depotenziate, spesso vecchie e poco affidabili.L’Associazione nazionale del minieolico – aderente ad ANIE Rinnovabili – chiede spiegazioni sulla legittimità degli incentivi per i distributori di turbine rigenerate prima che l’industria italiano del mini-eolico subisca le pesanti conseguenze del provvedimento.

Tra le proposte messe in campo spicca la bozza di un regime tariffario che per gli aerogeneratori, conservi gli incentivi in vigore (291 €/MWh per impianti fino a 20 kW) e consideri una riduzione fino a 250 €/MWh per gli aerogeneratori fino a 60 kW e di 200 €/MWh per quelli da 200 kW. Per le turbine rigenerate, invece, l’associazione propone un dimezzamento degli incentivi e l’adozione di un sistema di certificazione e omologazione adeguato.

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