No OGM: la UE concede libertà di divieto agli Stati membri

di Marco Grilli del 6 febbraio 2015

Una nuova legge approvata da poco, permette ad ogni Stato europeo d’ora in poi di dire ‘no OGM’ sul suo territorio senza limiti di tempo, seppur a livello europeo tali prodotti fossero comunque autorizzati!

Con 480 voti favorevoli, 159 contrari e 58 astensioni, il Parlamento europeo ha approvato la riforma della Direttiva in materia di organismi geneticamente modificati, che prevede il diritto dei Paesi membri a dire ‘no OGM’, limitadoli o vietando tali coltivazioni sul territorio nazionale, anche qualora fossero autorizzate a livello europeo.

I tecnici dei  vari ministri delle Politiche agricole e forestali ci lavoravano da più di quattro anni. La decisione mette d’accordo gli agricoltori, la tutela del territorio e chi ha a cuore la qualità, la tipicità dei prodotti alimentari e la proprio modello agricolo.

L’entrata in vigore della nuova direttiva è prevista per marzo-aprile 2015. La sua applicazione consentirà agli Stati membri di poter addurre varie motivazioni (ragioni di politica economica, agricola o ambientale, rischi di contaminazione transgenica, questioni di pianificazione territoriale e utilizzo dei suoli), per giustificare la definitiva chiusura delle porte anche agli OGM autorizzati.

Secondo una nota stilata dal ministero delle Politiche agricole e forestali, l’accordo raggiunto in seno al Parlamento ha perfezionato il testo approvato lo scorso giugno dal Consiglio europeo per almeno tre aspetti rilevanti:

1) l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare dovrà aggiornare ogni due anni le valutazioni sui rischi ambientali e sanitari, per tener conto sia del progresso scientifico che del principio di precauzione, uno dei pilastri del diritto ambientale internazionale

2) ogni Stato membro non è più obbligato a chiedere alle case produttrici degli OGM di escludere il proprio territorio dall’introduzione delle coltivazioni geneticamente modificate, perché può semplicemente esprimere la propria volontà di divieto ricorrendo a una delle ragioni sopra citate

3) dopo aver comunicato alla Commissione il provvedimento di rifiuto degli OGM, tutti i Paesi UE devono ancora attendere 75 giorni per ottenere il parere definitivo, ma in questo arco temporale gli agricoltori non possono comunque procedere alla semina dei prodotti che rientrano nel divieto di coltivazione

In pratica, quindi, il no agli OGM espresso da uno Stato UE vale per ogni prodotto consentito e non riconosce più i limiti temporali del periodo di autorizzazione, mentre secondo quanto previsto inizialmente dal Consiglio europeo, il divieto poteva valere solo nei primi due anni successivi all’ok formulato in sede europea.

Stando ai dati forniti da Coldiretti e riferiti al 2013, solo 5 dei 28 Stati UE coltivano sementi modificate geneticamente (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania), per una superficie totale limitata a 148.000 Ha e  dedicata esclusivamente al mais transgenico prodotto dalla Monsanto (Mon 810), l’unica coltura autorizzata in Europa. Nonostante le pressioni delle lobby produttrici, le coltivazioni degli organismi geneticamente modificati non paiono dunque riscuotere particolar fortuna e consenso nel Vecchio Continente.

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La nuova direttiva è stata salutata con favore dalle organizzazioni di categoria europee, anche se molte associazioni ambientaliste e ong del settore hanno sottolineato il rischio delle crescenti pressioni delle multinazionali sui singoli Governi, nonché alcune ambiguità giuridiche della procedura (ad esempio sulle motivazioni ambientali invocabili dagli Stati membri per giungere al divieto), che potrebbero lasciare ampi spazi di contestazione ai colossi agrochimici.

OGM free

No OGM: la UE concede libertà di divieto agli Stati membri

Intanto, in attesa dell’entrata in vigore definitiva del provvedimento, il Governo italiano si è impegnato ad approvare un nuovo decreto interministeriale, teso a prorogare il divieto di coltivazione sul territorio italiano del mais Mon 810.

La battaglia agli OGM, considerati tra l’altro come veri e propri nemici del made in Italy, entra sempre più nel vivo.

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