Non solo Ilva: in 739 comuni ci sono impianti inquinanti

di Luca Scialò del 9 marzo 2013

Si parla tanto, e solo, dell’Ilva di Taranto. Eppure ci sono tanti altri impianti chimici, petrolchimici, depositi di GPL, raffinerie e depositi di esplosivi o di composti tossici che trattano sostanze pericolose in quantitativi tali da essere ritenuti suscettibili di causare incidenti rilevanti.

Secondo un dossier di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile – elaborato sulla base di un inventario nazionale redatto dal Ministero dell’Ambiente aggiornato semestralmente – le Regioni dove sono maggiormente concentrati sono: Lombardia (289), Veneto (116), Piemonte (101) ed Emilia Romagna (100) e, nel loro complesso, interessano i territori di ben 739 Comuni.

LA CONOSCI? La Ferriera di Trieste, una piccola Ilva di cui nessuno parla

Ma l’aspetto più scioccante è che nei territori interessati sono presenti molti edifici di uso comune come scuole (nel 18% dei casi), centri commerciali (13%), luoghi di culto (8%) o strutture ricettive (8%), ma anche cinema, teatri stadi o ospedali (2-3%).

Poiché la gravità di un incidente è proporzionale alla distanza dal luogo dove si produce e ai tempi di esposizione, l’area a rischio intorno allo stabilimento è divisa in zone di grande, medio e basso impatto. Le informazioni sulle attività dei vari impianti dovrebbero essere un elemento centrale per la gestione delle politiche territoriali dei Comuni.

LO SAPEVI CHE… Oltre all’ILVA altri eco-mostri distruggono vite umane e territorio

Per scoprire quanto i Comuni ne sappiamo veramente, Legambiente e Protezione Civile hanno mandato a tutte le Amministrazioni un questionario ad hoc ma solo in 21o (il 29%) hanno risposto e di questa percentuale, 198 Comuni hanno confermato di aver letto i dati essenziali sull’impianto ‘a rischio’ che per legge sono obbligati a ricevere.

Queste informazioni sono infatti necessarie per redigere un piano di emergenza, simulare le conseguenze di un incidente e informare la popolazione, nonché sviluppare una corretta pianificazione urbanistica del territorio interessato.

Sarà veramente così? Ma soprattutto, servirà a scongiurare un disastro in caso di incidenti negli impianti?

LEGGI ANCHE: Ilva di Taranto: depositata la perizia epidemiologica, il quadro è molto preoccupante

{ 0 comments… add one now }

Leave a Comment

Inserisci il numero esatto *