Il dato, di per sé, mette subito in allarme: ogni volta che una lavatrice conclude il lavaggio di un indumento in tessuto pile, negli oceani si disperdono 2000 fibre di poliestere e acrilico!
Questo l’esito di una ricerca pubblicata sulla rivista Science, con l’obiettivo di quantificare e valutare la dispersione di componenti plastiche negli ambienti marini. Scienziati di 6 continenti hanno raccolto ed esaminato la sabbia di 18 differenti siti, più o meno “umanizzati”. E dalle analisi di laboratorio è emerso che l’80% delle componenti sintetiche proviene appunto da pile.
Ora, non esiste al momento la prova di quanto e come queste particelle siano dannose per l’ambiente marino. Tuttavia vien logico supporre che l’ingerimento di queste sostanze da parte dei pesci potrebbe contaminare l’intera catena alimentare, sino agli esseri umani. Non certo una buona notizia.
Per limitare i danni, gli scienziati puntano sugli strumenti preventivi, come il controllo delle acque di scarico che le lavatrici riversano in natura. Alle imprese produttrici di lavatrici, ma anche di depuratori e di indumenti in pile, si chiede di adottare nuove metodologie di lavoro e tecniche in grado di salvaguardare la salute del mare. Alcuni grandi marchi hanno modificato i loro standard in chiave ecologica, a dimostrazione che la strada è percorribile.
Ma se questo studio dice il vero, in che condizioni sono veramente le nostre spiaggie e ai nostri mari, e quindi anche i pesci e agli altri animali marini, dopo tutti questi anni in cui il pile viene prodotto?
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