Nuove varietà di frutta e verdura, ma se ne sentiva veramente il bisogno?

di Roberta Razzano del 11 marzo 2013

Si è svolta a Berlino l’ultima edizione della Fruit Logistica, la fiera internazionale del commercio di frutta, verdura, erbe e fiori freschi all’interno della quale vengono premiate, da una giuria di esperti, le innovazioni di questi prodotti e dei servizi correlati.

Nell’ambito dei prodotti un posto di rilievo è stato dato a nuove varietà di frutta e verdura studiate per invogliarne il consumo o per renderle più resistenti ad eventuali trasporti.

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Tra queste le presentazioni più curiose sono state, certamente, quella delle albicocche israeliane con la pelle e la polpa di uno stravagante colore rosso o viola, del Nergi, il nuovo tipo di kiwi grosso come un’oliva che si può mangiare senza sbucciare e il nuovo ibrido tra cavoletti di bruxelles e cavolo riccio, molto dolce e resistente rispetto al normale deperimento degli ortaggi.

Le motivazioni che inducono i produttori ad investire nella ricerca di queste nuove varietà agricole sembrano chiare: aumentare la resistenza dei prodotti freschi permette di facilitarne l’esportazione, mentre renderli semplici da mangiare o più accattivanti è un’azione di marketing che ne incrementa l’utilizzo.

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Entrambe le scelte hanno ovviamente a che fare con la logica del commercio più pur, ma la nostra domanda è: ne abbiamo veramente bisogno?

Albicocche dalla polpa viola

La manipolazione genetica sulle specie vegetali è un campo sul quale c’è veramente poco controllo; può essere nata col nobile scopo di rendere un ortaggio resistente agi attacchi degli insetti evitando così di usare dannosi pesticidi ma cosa è accaduto dopo?

Manipoliamo prodotti naturali per renderli più semplici da mangiare, più colorati ed invitanti, e poi?

Siamo veramente arrivati al punto in cui non abbiamo più il tempo di sbucciare un kiwi per noi o per i nostri bambini oppure è quello che il mercato, per vendere di più, vuol farci credere?

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Queste sono solo alcune delle domande che ogni genitore dovrebbe porsi prima di far credere ai propri figli che le albicocche siano viola, o che possono prendere una ciotolina di mini-kiwi per merenda da spiluccare distrattamente come uno snack, magari davanti alla tv.

Usiamo la scienza per giustificare i danni che abbiamo fatto al mondo naturale, distruggendo equilibri importanti come quelli della catena alimentare dove erano animali più grandi a nutrirsi di insetti dannosi preservando le coltivazioni.

Giochiamo a fare Dio dimenticando due cose importanti: il mondo naturale esisteva da molto prima che noi ci evolvessimo in animali pensanti e che è sopravvissuto degnamente a vari tipi di catastrofi prima del nostro “aiuto”.

Per questo credo che dovremmo essere sollevati quando ci accorgiamo che la mela che stiamo per addentare non è perfetta e magari sentirci addirittura contenti se al suo interno ci troviamo un vermetto bianco…

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