Nuovo dispositivo contro la strage di tartarughe dell’Adriatico

di Luca Scialò del 4 giugno 2014

E’ in arrivo un nuovo dispositivo contro strage di tartarughe dell’Adriatico dovuta alla pesca sempre più selvaggia. La specie di tartaruga Caretta caretta è quella più a rischio, benché sia protetta dalle Convenzioni internazionali, Direttive comunitarie e da leggi italiane ad hoc, e rischia così di estinguersi.

La pesca eccessiva e scorretta in corso nel Mediterraneo praticata dai pescatori malgrado i divieti è la causa principale.

I dati parlano da soli: circa 70.000 tartarughe abboccano agli ami utilizzati per la pesca al pescespada, mentre sono oltre 40.000 quelle che restano intrappolate nelle reti a strascico (metodologia di pesca peraltro dichiarata illegale proprio perché uccide molte specie animali), e sono circa 23.000 le tartarughe incagliate in reti “da posta”.

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Le somme sono drammatiche: le tartarughe che finiscono involontariamente nelle reti o negli ami sono circa 133.000, con oltre 40.000 che non sopravvivono. Se poi alle grandi realtà peschiere si aggiungono le piccole imbarcazioni da pesca, si sfiorano le 200mila catture e i 70mila decessi.

Per ovviare alla strage di tartarughe dell’Adriatico, si è ideato il progetto Tartalife, finanziato dal programma LIFE+ della Commissione Europea e coordinato dall’Istituto di Scienze Marine del Consiglio nazionale delle Ricerche di Ancona (Cnr-Ismar). Vediamo in cosa consiste.

Tartalife coinvolgerà fino al 2018 le quindici regioni italiane che si affacciano sul mare, con due obiettivi principali: la riduzione delle catture effettuate con palangari, reti a strascico e da posta; la riduzione della mortalità post cattura degli esemplari di tartaruga marina.

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Prevenire dunque per limitare la strage di tartarughe dell’Adriatico, ma anche salvare quelle rimaste imbrigliate. Ma in che modo? TartaLife sperimenterà in alcune delle marinerie italiane un dispositivo meccanico denominato TED (Turtle Excluder Device, letteralmente “meccanismo di esclusione della tartaruga”) già testato nel progetto Tartanet e ampiamente diffuso in molti paesi oltre oceano per la pesca dei gamberi. Si tratta di una griglia cucita all’interno della rete (prima del sacco terminale) che ha il compito di sbarrare la strada alla tartaruga ma non al pesce.

Ma ci saranno anche altri tipi di strumenti: la promozione dell’uso degli ami circolari al posto del tradizionale amo a “J”. Con il primo tipo di amo è dimostrato infatti che si riduce di circa il 70% la cattura degli esemplari di Caretta caretta senza alterare l’efficienza di cattura delle specie bersaglio (pesce spada, tonno rosso e tonno alalunga).

Ci sarà la sperimentazione altresì di un dispositivo elettroacustico denominato STAR (Sea Turtle Acoustic Repellent) il cui funzionamento è identico a quelli messi a punto per tenere lontani i mammiferi marini dalle attività di pesca mediante degli ultrasuoni.

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E ancora, per ridurre le catture accidentali con le reti da posta, sarà sperimentata la nassa di nuova generazione, già utilizzata con successo nel nord Europa per la pesca al merluzzo.

Prima parlavamo anche di cure post-cattura e non solo di prevenzione. E’ previsto infatti l’insediamento (o il potenziamento laddove già esistono), di ‘centri di recupero delle tartarughe marine’ lungo le nostre coste, che offriranno punti di primo soccorso per le povere bestiole, ma anche l’aggiornamento professionale degli operatori veterinari.

Saranno pure attivati corsi specifici per i pescatori e saranno sportelli di assistenza per tutti quei pescatori che vorranno sostituire i vecchi attrezzi da pesca con altri più nuovi prima elencati.

La sfida alla salvaguardia delle tartarughe Caretta caretta è dunque partita, e vista la molteplicità delle misure messe in campo dal progetto Tartalife, siamo sicuri che contro la strage di tartarughe dell’Adriatico sarà fermata.

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