A Porto Torres partono gli investimenti nelle bioplastiche

di Luca Vivan del 22 giugno 2014

A Porto Torres partono gli investimenti nelle bioplastiche. L’Unione Europea, con il programma Horizon 2020, ha infatti deciso di investire in quella che viene chiamata la bio-economia, un’economia dove integrare in modo sostenibile alimentazione, energia e prodotti chimici. E l’investimento nella trasformazione del polo petrolchimico della cittadina sarda ne è un esempio.

In Italia peraltro sono già pronti 3,8 miliardi di investimenti e si segnala l’interesse di molte aziende straniere verso il nostro Paese, a cui si riconoscono tecnologie avanzate e competenze manageriali. In provincia di Alessandria, ad esempio, è nata la più grande fabbrica al Mondo per la produzione di accido succinico da risorse rinnovabili, un componente necessario per la lavorazione di oggetti come pc e telefoni.

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In tutto questo sono proprio le bioplastiche a rivestire un ruolo di prestigio, con previsioni di crescita del 500% entro il 2016.

Tutto nasce dalla constatazione che gli idrocarburi sono ovunque, e non solo nei carburanti, impiegati per produrre soprattutto materiali plastici che servono per moltissimi oggetti e utensili. Eppure le risorse dei combustibili fossili si stanno esaurendo e il loro costo, in termini di danno ambientale, è sempre più elevato. Cercando tra i combustibili alternativi e i materiali più eco-sostenibili, oggi siamo in grado di ottenere prodotti che fino a pochi anni fa’ sembravano impensabili, e a costi contenuti. Questo grazie alla chimica verde, che permette di ottenere una nuova bio-plastica dalle piante e non più dal petrolio.

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A Porto Torres in Sardegna sono stati destinati parte degli investimenti nelle bioplastiche, con una serie di impianti in grado di utilizzare le biomasse per produrre bioplastica.

Un accordo tra governo, amministrazioni locali, sindacati e le aziende Novamont ed Eni Versalis ha dato l’avvio a una bioraffineria, una struttura a più impianti che produrre plastica, lubrificanti, additivi per gomme e anche cosmetici, a partire da una pianta locale e abbondante, il cardo.

Il progetto iniziale prevedeva anche la bonifica della vecchia raffineria di petrolio che ad oggi deve ancora partire. Intanto sono iniziate le coltivazioni sperimentali di cardo, pianta spontanea della macchia mediterranea, per rifornire gli impianti e a breve l’azienda Novamont darà l’avvio ad altre colture.

Il dato interessante è che in questo impianto verrà realizzato anche l’acido pelargonico, che pare essere l’unico erbicida naturale ad ampio spettro.

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Impianti chimici che usano gli scarti agricoli o piante infestanti del territorio per produrre sostanze che fino ad’ora avevano dei costi ambientali e per la salute umana estremamente alta, rappresentano la punta degli investimenti nelle bioplastiche che stanno partendo in Italia.

Il tutto in un’ottica di innovazione e creazione di posti di lavoro.

Questo dimostra come esistano idee e forze in grado di trasformare le continue crisi petrolifere in un passo avanti verso un’industria veramente sostenibile e di rilanciare il paese.

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