Obama lascerà in eredità una enorme riserva marina nelle Hawaii

by Luca Scialò on 12 settembre 2016

Il secondo e ultimo mandato di Barack Obama come Presidente degli Stati Uniti è ormai agli sgoccioli. Un mandato che ha visto un’America leggermente diversa da come l’abbiamo sempre conosciuta.

Alle prese con una difficile ripresa economica e non certo più leader economico indiscusso mondiale. Che ha tentato di indirizzare alcuni temi di politica interna non da poco, come la questione della sanità pubblica e della sua copertura.

Quanto all’ambiente, tema che più ci interessa in questa sede, Obama ha certamente deluso quanti si aspettavano una svolta ecosostenibile degli Usa, visto che sono state perfino date nuove concessioni per le trivellazioni. Ma il primo Presidente di colore della storia politica americana lascerà anche in eredità un’enorme riserva marina nelle Hawaii.

Trattasi del già imponente, creato dal suo predecessore G.W. Bush nel 2006. Riserva che ora sarà quadruplicata e supererà il milione e mezzo di chilometri quadrati.

Cosa caratterizza il Papahānaumokuākea Marine National Monument?

Il fatto che ospita migliaia di specie marine, delle quali una su quattro di tipo endemico, e molte minacciate dall’estinzione. Presente poi anche la foca monaca delle Hawaii. La lunga catena di atolli e piccole isole coralline che ne costituiscono la parte emersa è occupata stagionalmente da 14 milioni di uccelli marini che vi fanno il nido.

Preservarlo diventa dunque fondamentale.

Papahānaumokuākea Marine National Monument

Una bella vista aerea del Papahānaumokuākea Marine National Monument

La riserva marina conserva ancora le tradizioni cosmogoniche della cultura hawaiana prima dell’arrivo degli europei. Importante per gli scienziati in quanto ritengono che proprio lì si sarebbe originata la vita sul Pianeta.

Una scelta molto importante quella di Obama, che lancia anche un segnale importante al resto del Mondo: tuteliamo le nostre bellezze dalle brutture della modernità. D’altronde, le Nazioni Unite hanno chiesto di farlo tramite il Sustainable Development Goals, in base ai quali gli Stati del mondo si sono impegnati a tutelare il 10% dei mari e degli oceani entro il 2020.

Nel Mediterraneo, ad esempio, siamo alquanto indietro. Infatti arriviamo al 6%, ma solo considerando come aree marine protette il Santuario Pelagos; il quale in realtà lo è solo in modo simbolico. Senza di esso arriviamo perfino all’1,34%.

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