Obiettivi europei del pacchetto energia-clima: UE ridurrà emissioni del 40%

di Marco Grilli del 3 aprile 2014

In merito ai negoziati internazionali per la conclusione di un accordo globale sul clima, che avranno luogo durante la 21ª sessione della Conferenza delle parti che si terrà a Parigi nel 2015, l’Unione europea ha confermato che presenterà il suo contributo in termini di impegni ancora più ambiziosi, così come è stato stabilito nel recente Consiglio europeo del 20-21 marzo 2014.

Questi obiettivi così importanti per il Vecchio Continente derivano dal pacchetto “energia-clima”(presentato il 22 gennaio 2014) di cui 4 sono i punti salienti: la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 40% rispetto al 1990, entro il 2020; l’aumento della quota delle energie rinnovabili al 27%; politiche più ambiziose in termini di efficienza energetica, ed infine la creazione di un nuovo sistema di governance e di una serie di nuovi indicatori per assicurare un sistema energetico competitivo e sicuro.

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Provvedimenti accolti con soddisfazione dal presidente della Commissione UE, perché «il taglio del 40% nelle emissioni di gas serra rappresenta un obiettivo ambizioso, ma è più efficace in termini di costi nel nostro percorso verso un’economia a basse emissioni».

È stato così migliorato e aggiornato al 2030 il famoso piano “20-20-20” che prevedeva il 20% di riduzione dei gas serra e il 20% in più di energie rinnovabili entro il 2020 – senza però che siano stati fissati nuovi target di efficienza energetica, destinati ad esser trattati entro fine anno con una direttiva apposita.

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Contemporaneamente ai provvedimenti del pacchetto “energia-clima”, Bruxelles ha presentato anche un piano di finanziamenti (Industrial compact) a quelle aziende che dimostreranno di saper coniugare ambiente e industria, in una prospettiva di innovazione e ricerca. Attraverso la messa a disposizione di 150 miliardi, si punta così a far raggiungere al settore manifatturiero la quota del 20% del PIL entro il 2020. Il tutto secondo una strategia che privilegerà la mobilità sostenibile, la bioedilizia e il turismo.

L’accordo prevede inoltre l’armonizzazione dei costi dell’elettricità, ancora decisamente troppo alti nei confronti di quelli degli USA, nonché la possibilità per ogni Stato membro di poter aprire al gas di scisto, seppur applicando delle disposizioni a tutela dell’ambiente. Infine, delle modifiche saranno apportate anche al sistema dello scambio di quote di CO2 (ETS) per poter stabilizzare il mercato: ecco quindi la proposta di costituire un meccanismo di riserve permanenti a partire dal 2021.

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In Italia, e non solo, questi provvedimenti hanno ricevuto critiche sia da una parte di Confindustria, che valuta irrealistico e autolesionista l’obiettivo europeo vincolante sulla riduzione del 40% delle emissioni di CO2 al 2030, perché potrebbe frenare la competitività senza risultati utili, sia da parte degli ambientalisti, delusi dai target di produzione di energie rinnovabili troppo bassi, visto che alcuni Paesi sono in grado già oggi di raggiungere una quota pari al 22% e dal via libera al fracking.

L’obiettivo di riduzione delle emissione dei gas a effetto serra è infatti vincolante per tutti i Paesi membri, chiamati quindi ad adottare misure a livello nazionale per realizzarlo. Per quanto riguarda il target sulle rinnovabili, invece, gli Stati saranno sottoposti ad un nuovo sistema di governance europeo per centrare l’obiettivo. In autunno sono attese anche le nuove misure per l’efficienza energetica, dopo che saranno valutate le relazioni dei Paesi membri sui piani d’azione previsti.

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Il pacchetto “energia-clima” vuole dare agli operatori economici UE quella stabilità e prevedibilità necessarie per confermare il ruolo dell’Europa su scala mondiale. Per questo tutte le altre istituzioni europee si dovranno concentrare sui temi quali emissioni; elaborazione di meccanismi di equità per una giusta condivisione dello sforzo richiesto dai nuovi obiettivi; prevenzione del rischio di delocalizzazione delle emissioni di CO2 al fine di assicurare la competitività delle industrie europee ad alta intensità energetica, ed infine riesame della direttiva sull’efficienza energetica.

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La UE ha poi chiesto di intensificare gli sforzi per migliorare il mercato energetico europeo, soprattutto per due aspetti principali.

Prima di tutto dovrebbe esser ridotto il tasso di dipendenza energetica, in special modo per quanto riguarda il gas. Un obiettivo che potrebbe esser conseguito attraverso una maggiore efficienza, un’ulteriore diversificazione degli approvvigionamenti, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e di quelle autoctone, il maggior consolidamento delle infrastrutture, utilizzando le risorse europee disponibili, compreso il finanziamento della Banca europea per gli investimenti.

In secondo luogo, il Consiglio ha invitato a ridurre il costo dell’energia per gli utenti finali, tramite la razionalizzazione degli incentivi per le energie rinnovabili, mettendo incampo investimenti nel campo dell’efficienza energetica, e promuovendo le risorse interne e la concorrenza nei mercati della fornitura di gas. Infine, avviando una riflessione sulle politiche tributarie riguardanti l’energia, con particolare riferimento alle componenti fiscali dei prezzi e ai costi di rete.

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Dopo anni di proclami, vedremo se questa sarà davvero la svolta utile a far decollare l’economia sostenibile nel Vecchio Continente.

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