Oceani e surriscaldamento, sempre più veloce l’aumento di temperatura

di Martina Pugno del 5 dicembre 2013

Il riscaldamento globale sta aumentando in modo progressivo, ma più lento di quanto gli scienziati avevano previsto durante gli scorsi decenni: questo, per detrattori del global warming o per i meno informati, può essere visto come un positivo segnale di rallentamento del fenomeno, che rispecchia un generale miglioramento delle condizioni ambientali del pianeta.

I dati, purtroppo, non hanno una spiegazione così semplice e positiva: come dimostra un recente studio pubblicato sulla rivista “Science” nel mese di novembre, a mitigare l’aumento della temperatura dell’atmosfera sono gli oceani, che assorbono parte del calore aumentando anch’essi la propria temperatura, con conseguenze devastanti sui loro ecosistemi.

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Lo studio “Pacific Ocean Heat Content During the Past 10,000 Years” (“L’entalpia dell’Oceano Pacifico negli ultimi 10.ooo anni“) è stato condotto sotto la supervisione di 3 ricercatori: Braddock Lindsay, ricercatrice della Columbia University, Delia Oppo, scienziata del Wood Hole Oceanographic Institution, e Yair Rosenthal, dell’Istituto di ricerca marino Rutgers.

Che la temperatura degli oceani fosse in progressivo aumento era già stato dimostrato da precedenti studi, ma i dati raccolti dalla questa ricerca dimostrano come la crescita della temperatura oceanica sia accelerata in modo esponenziale, più rapidamente di quanto sia mai accaduto in passato.

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Gli esperimenti sono stati condotti tramite la raccolta di campioni di fango sulle coste dell’Indonesia e l’analisi di un organismo monocellulare, la Hyalinea Balthica, in grado di rivelare molto dell’entalpia nel corso del tempo. Alla sua morte infatti il guscio resta nel fango: analizzando la percentuale di magnesio che lo compone  è possibile risalire alla temperatura dell’oceano al momento della sua formazione, dal momento che tale percentuale cresce in modo proporzionale al calore delle acque.

Nonostante il ritrovamento avvenga nel fango lungo le coste, i fossili rivelano la temperatura delle acque ad una profondità compresa tra i 457 e i 914 metri. Questo ha permesso agli scienziati di rilevare i cambiamenti nel corso dei millenni: tra gli ultimi 200 e 400 anni l’aumento è stato di mezzo grado. Apparentemente poco, ma sufficiente per mettere a rischio molte specie e causare importanti cambiamenti agli ecosistemi.

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Il problema principale, però, è che il cambiamento, oggi, è 15 volte più veloce rispetto a 7.000 o 8.000 anni fa. L’acqua aumenta di temperatura prima negli strati superficiali; una volta riscaldata, affonda e, allo stesso tempo, si dirige verso l’equatore. Nel frattempo, il processo colpisce anche i nuovi strati superficiali, causando un aumento globale del quale si potranno misurare gli effetti soltanto in futuro.

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