OGM, la California dice no all’obbligo di etichettatura

di Erika Facciolla del 10 novembre 2012

Nei giorni di elezioni presidenziali americane i riflettori si sono accesi solo sui 2 candidati, Obama e Romney, però in alcuni stati si è andati alle urne anche per votare altre importanti proposte di legge.

In California in particolare il 6 novembre si votava la cosiddetta ‘Proposition 37’ (Mandatory Labeling of Genetically Engineered Food), che per la prima volta avrebbe obbligato le aziende ad etichettare i cibi e fornire ai consumatori tutte le informazioni possibili, in particolare per i prodotti alimentari contenenti organismi geneticamente modificati.

Sulla questione le multinazionali, con tutti gli interessi economici che gravitano attorno al comparto del food&beverage, si sono scatenate, spendendo milioni di dollari per convincere gli elettori californiani dell’inutilità di tale norma. E purtroppo ci sono riusciti. La Prop 37 è stata rigettata!

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La proposta referendaria era nata dall’iniziativa del movimento ‘Right to Know’ (letteralmente ‘Diritto di sapere’) che rivendica «il diritto fondamentale del popolo della California ad essere pienamente informato sull’eventualità che il cibo acquistato o consumato sia geneticamente modificato».

Dunque in California da oggi non si potrà più avere il diritto di non mangiare OGM, per lo meno non inconsapevolmente. Infatti, recenti analisi del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense dimostrano che il 70% del  mais  ed il 94% della  soia deriverebbero da coltivazioni geneticamente modificate. E’ praticamnete impossibile non imbattersi un prodotto che non sia OGM.

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Sebbene il 69% degli americani, secondo i sondaggi, si dichiari a favore della mozione, la proposition 37 non è passata e crediamo che Monsanto, Dupont, Pepsi e i loro amici, abbiano ben speso quei 46 milioni di dollari destinati a convincere i californiani che un’etichetta fa paura mentre un cibo OGM no

Se la legge fosse passata, le aziende avrebbero avuto 18 mesi per adeguarsi alle nuove disposizioni e la California (principale produttore di frutta e verdura degli USA) sarebbe diventata il primo stato americano a imporre l’obbligo di etichettatura sugli alimenti geneticamente modificati.

Una battaglia persa nella guerra ambientalista per garantire la salute e la sicurezza dei cittadini ma non tutto è perduto, altre battaglie ci attendono e saranno vinte.

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