Open source marketplace, per comprare cibo sostenibile e locale

di Luca Vivan del 12 novembre 2014

Dove comprare cibo sostenibile e locale? Si può usare internet come piattaforma di scambio virtuale per garantire a tutti un facile accesso al cibo locale. Ecco l’idea alla base dell’australiana Open Food Foundation.

La catena del cibo che conosciamo funziona con pochi grandi produttori che vendono i loro prodotti in grandi volumi alla distribuzione organizzata, secondo un principio che è proprio dell’era industriale e che funziona per quasi tutte le cose che compriamo, o almeno funzionava fino a poco tempo fa, ma oggi è possibile comprare cibo sostenibile e locale saltando il supermercato e il negozio.

Internet, la sharing economy, assieme a consumatori più consapevoli, nel mondo occidentale stanno infatti orientando il mercato del cibo (e non solo) verso reti intelligenti che connettono direttamente i piccoli produttori con i loro clienti, un po’ come il design e la stampa 3D vogliono fare con i prodotti di ogni tipo.

Da pochi anni fioriscono le idee per ultilizzare internet per collegare il produttore con il consumatore così da saltare la grande distribuzione.

In Australia ci sta provando la Ong Open Food Foundation, il cui scopo è proprio quello di utilizzare le tecnologie informatiche per garantire a tutti un facile accesso al cibo locale.

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Il progetto che la Ong ha avviato si chiama Open Food Network (qui potete vedere la versione “demo” del sito, per ora attivo solo in Australia) e si avvale della filosofia open source. L’idea non è solo quella di permettere ai consumatori di accedere a del cibo fresco e locale ma anche di rendere possibile alle imprese agricole di vendere i loro prodotti senza vincoli di licenze per la tecnologia utilizzata.

Spesso il problema più grande è infatti quelle degli agricoltori che nei periodi della raccolta sono troppo impegnati per aggiornare un sito internet o i social media, oppure non hanno le competenze necessarie per avvalersi dei nuovi mezzi di comunicazione e marketing, rischiando così  di rimanere isolati. Con il sistema ideato dalla Ong australiana, che ambisce a diffonderlo in tutto il mondo, basterà invece inserire alcuni dati nella piattaforma ed entrare così in una vasta rete di scambio.

L’idea lanciata alcuni anni fa di un “internet delle cose“, cioè di un web che non colleghi solo bit ed informazioni ma che renda possibile la circolazione di oggetti, svincolandosi dal sistema di produzione e distribuzione proprio dell’era industriale, sta lentamente diventando realtà.

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