Ora anche i libri di scienze delle scuole americane includono il cambiamento climatico

di Alessia del 9 maggio 2013

Per la prima volta gli studenti americani troveranno tra i banchi di scuola un argomento a lungo considerato come tabù: il global warming, ovvero il surriscaldamento globale.

I programmi di scienze sono stati rivisitati in seguito all’adozione di nuove linee guida, in modo che si risulti possibile discutere con i ragazzi delle scuole medie e superiori di un tema oramai più che attuale.

Non dimentichiamo che saranno proprio le nuove generazioni a dover fare i conti con le conseguenze devastanti dei cambiamenti climatici a cui noi, ad oggi, stiamo assistendo solo in parte.

Anche se può sembrare oltremodo positivo che un tema di così stretta attualità faccia ufficialmente parte del programma scolastico del paese che ad oggi maggiormente contribuisce alle emissioni di anidride carbonica, va detto che purtroppo le lezioni dedicate al tema sono assai poche rispetto al tempo che sarebbe necessario per affrontare una problematica così vasta e complicata.

Le Next Generation Science Standard, le nuove norme sull’educazione scientifica, sono state redatte da scienziati ed esperti appartenenti a 26 Stati e dovrebbero fornire agli studenti tutti gli strumenti necessari per saper affrontare con coscienza e spirito scientifico la quotidianità.

SPECIALE: lo scienziato “scettico” che si converte alla causa del global warming

Un obiettivo davvero lodevole, se non fosse per il fatto che Mario Molina, vice-direttore di Alliance for Climate Education, avrebbe reso noto che buona parte della documentazione relativa al cambiamento climatico è stata eliminata; inoltre in un primo tempo si era proposto di introdurre l’argomento sin dall’asilo, mentre nell’ultima revisione la fascia d’età è stata ristretta ai ragazzi delle scuole medie e superiori.

In più i materiali a disposizione non sarebbero così espliciti nel chiarire la connessione tra cambiamento climatico e attività umane,  mentre andrebbero approfonditi tutta una serie di concetti relativi ai fenomeni della fisica di modo che i ragazzi possano realmente comprendere che c’è una concreta possibilità di arrestare il fenomeno.

Quindi se da un lato questa apertura all’insegnamento sembra un modo per avviare un dibattito interessante e costruttivo con le nuove generazioni, dall’altro sembra quasi che si tratti solo di uno specchietto per le allodole e un modo per mettere a tacere le critiche.

Molina ha sottolineato l’urgenza di non considerare il problema dal punto di vista politico e strategico, il fenomeno è scientifico e va affrontato con tutte le cautele.

Ridimensionare la quantità di materiale a disposizione per gli stessi insegnanti potrebbe tradursi in un rischioso fai da te, con il ricorso a video e documenti che potrebbero solo generare confusione oltre che fornire informazioni distorte.

Qual è il senso di proporre nuove linee guida per l’insegnamento se poi non vengono fornite le giuste risorse ai docenti? Ed in che modo questa necessità di ridimensionare il problema può giovare all’educazione dei giovani?

Certo, un bicchiere mezzo pieno è sempre meglio che un bicchiere vuoto, tuttavia le criticità come si vede non mancano.

Per maggiori approfondimenti:

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