Lo hanno già battezzato l’Oro verde, e ne hanno ben donde. Trattasi infatti di un vero tesoro, giacché ogni alberello ne regala circa 20 chilogrammi, per un totale di circa 30 mila quintali e ad anni alterni. La sua preziosità deriva anche dal fatto che può essere solo raccolto a mano e vale 4 volte di più se già sgusciato.
Parliamo del pistacchio dop che si coltiva a Bronte, in provincia di Catania. Durante il suo raccolto, che avviene tra le terre di Bronte e Adrano, accorrono polizia, carabinieri, guardia di finanza e guardia forestale, coordinati dai carabinieri di Randazzo. Il tutto, per una vigilanza serrata di giorno e di notte. Quest’anno è stato addirittura utilizzato un elicottero. In effetti, dati i sentieri impervi che circondano i campi, non è impossibile per qualche furbetto riuscire ad intrufolarsi malgrado lo schieramento delle forze armate.
Il momento più delicato del raccolto del pistacchio è la fase dell’asciugatura, quando cioè i frutti verdi vengono tolti dal mallo (chiamato volgarmente scorza) e messi ad asciugare al sole nelle terrazze. Dopo questa fase vengono messi nei sacchi, destinazione: le aziende di trasformazione.
Questo delicato processo termina ad Autunno inoltrato, dopo il quale prenderà il via la gustosa e tanto sudata sagra del pistacchio.
Cosa caratterizza questo frutto secco siciliano? Il fatto che alle pendici dell’Etna crescono varietà uniche, come la Napoletana e la Bianca, dai frutti piccoli ma aromatici. Le 200 aziende preposte alla loro lavorazione costituiscono l’1% della produzione mondiale. Come si suol dire, poco ma buono.
Riusciranno i nostri eroi a proteggere il loro oro verde dalle grinfie dei malintenzionati? Speriamo.
Magari poi andremo tutti a Bronte a onorare questa delicata operazione nel miglior modo possibile: assaggiando il famoso pistacchio.











