Orti didattici, cosa sono e dove si fanno?

di Erika Facciolla il 5 aprile 2012

Non solo libri e quaderni, ma anche semi, zappa e grembiulino apposito. Negli zaini dei bambini italiani fanno capolino nuovi oggetti fatti a posta per ‘sporcarsi le mani’ con la terra.

Sì, perché sono sempre più numerosi gli istituti scolastici – materne incluse – che hanno deciso di introdurre tra le loro attività anche quella dell’ orto didattico, trasformando un piccolo pezzetto di terra in un’aula a cielo aperto. Qui i bambini possono imparare la coltura di ortaggi veri, piantare i semi e vederli gradualmente trasformarsi in piante imparando ad osservare la natura, i suoi ritmi lenti e perfetti, il ciclo delle stagioni ed a raccogliere i frutti di questo lavoro.

In questo modo i baby ortolani possono cimentarsi  in un’attività manuale che li stimola a sperimentare e sviluppare nuove abilità e attitudini, scoprire il mondo delle piante, fare esperienze concrete e sul campo, che si rivelano rilassanti e istruttive. E lavorare in gruppo, coinvolgendo anche i ragazzi diversamente abili.

I  bambini imparano a riconoscere le specie di uso comune osservandone la crescita mentre stanno all’aria aperta e a contatto con la terra. A livello pedagogico si cominciano ad assumere un compito ed una responsabilità all’interno di un gruppo di lavoro. L’orto scolastico è anche un’occasione per fare educazione alimentare per far comprendere ai piccoli l’importanza della qualità dei cibi nel mantenere se stessi in buona salute.

L’esperienza dell’orto è dunque trasversale e consente di studiare contemporaneamente scienze, botanica, storia ma anche geografia e arte. La scuola si anima, si trasforma in qualcosa di nuovo ed entusiasmante e con essa il rapporto che lega gli alunni all’ambiente scolastico.

Al fine di dare continuità e solidità a queste iniziative, Slow Food ha promosso il progetto Orto in condotta, un protocollo di intesa che tutti gli istituti possono sottoscrivere garantendo un impegno minimo di tre anni. Avviato nel 2004 e arrivato ormai a 425 orti e 93 condotte, Orto in condotta è diventato anche in Italia lo strumento principale delle attività di educazione alimentare e ambientale nelle scuole.

Il progetto mira a istituire piccole comunità di apprendimento formate da studenti, insegnanti, genitori, nonni e produttori locali per facilitare la trasmissione alle giovani generazioni dei saperi legati alla cultura del cibo e alla salvaguardia dell’ambiente. Per entrare nella rete, le scuole possono rivolgersi alle condotte Slow Food presenti sul territorio oppure all’Ufficio di Educazione del Gusto.

Sull’onda dell’entusiasmo sono tante le regioni, le scuole, gli insegnanti e i presidi che stanno rimodulando i propri programmi intorno a tali attività e ancor di più le associazioni, gli enti e gli istituti universitari che hanno deciso di sostenere gli orti scolastici con contributi mirati.

L’auspicio è che le nuove generazioni imparino a coltivare, oltre alle zucchine e alla lattuga, anche un senso del rispetto per la natura e l’ambiente più spiccato dei loro predecessori…

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marco appiotti maggio 4, 2012 alle 11:39 pm

vi segnalo questi due brevi video in merito all’esperienza partecipata dai genitori di coltivazioni di orti nelle scuole comunali dell’infanzia di Reggio Emilia
http://wp.me/p1UJfv-aB
http://wp.me/p1UJfv-aS

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