Cina, si progettano orti urbani verticali perché mancano i terreni agricoli

di Alessia del 13 marzo 2014

I giardini verticali e gli orti urbani sono ormai un must dell’architettura contemporanea, sensibile alle tematiche ambientali e al rapporto della natura con gli spazi urbani. Tuttavia in Cina la scelta dello sviluppo in verticale sembra essere legata a motivazioni diverse e ben più preoccupanti: l’assenza di spazi da adibire a terreni agricoli a fronte di una popolazione che continua a crescere esponenzialmente.

Nonostante la Cina vanti la più grande produzione agricola del mondo, riuscendo a soddisfare i fabbisogni del 20% della popolazione, solo il 15% dei terreni possono essere adibiti alla coltivazione.

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Per ovviare al problema, lo studio Japa Architects ha proposto di sviluppare delle strutture verticali chiamate Dyv-Net. Realizzate con metalli leggeri e di recupero, queste fattorie agricole riescono a raggiungere quota 187,5 metri.

Sono state pensate per essere costruite in prossimità delle città, così che i prodotti possano essere consumati in loco evitando i costi economici e ambientali legati al trasporto.

Il progetto ha meritato anche il premio  per il FuturArc 2013 Competition e sta già richiamando l’attenzione di molti.

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Le reti Dyv-Net sfruttano i principi dell’idroponica e si rifanno all’architettura delle risaie cinesi. Il loro aspetto sembra richiamare dei cilindri concentrici, dove ogni anello circolare ruota su se stesso così da consentire alle piante di ricevere sempre la stessa quantità di luce.

Oltre agli anelli destinati alla coltivazione senza terriccio, è stato predisposto anche un sistema di cavi orizzontale che, ruotando insieme alla struttura portante, consentirà la crescita di piante di vario tipo.

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Queste strutture verticali ospiteranno anche sezioni dedicate ai laboratori di ricerca, in cui sarà possibile studiare nuovi metodi per migliorare la produzione agricola.

Immaginate un’imponente torre verde in cui poter passeggiare tra una pianta e l’altra, osservando la città dall’alto in basso, respirando un gran senso di libertà.

Del resto per far fronte al caos industriale di oggi, è necessario uno stravolgimento di paradigma e se questo vuol dire espandersi in altezza bisognerà lasciare spazio all’innovazione.

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