Ortoressia, quando il bio diventa un’ossessione

di Erika Facciolla del 2 novembre 2013

I disturbi alimentari sono vere e proprie patologie di natura quasi sempre psico-sociale. Bulimia, anoressia, ossessione compulsiva per il cibo, obesità sono termini con cui, purtroppo, abbiamo sempre più familiarità e che riflettono l’insano rapporto che l’essere umano instaura con il cibo.

Gli adolescenti e i giovani sono le categorie più vulnerabili poiché tendono a proiettare sui comportamenti alimentari il proprio malessere sociale  indotto dall’assenza di riferimenti culturali e modelli educativi adeguati.

Gli esperti concordano nel dire che l’ossessione del peso, soprattutto tra le giovani donne, dipenda da un’eccessiva sopravvalutazione del corpo e dell’aspetto fisico, il cui controllo è ottenuto attraverso l’adozione di abitudini alimentari improprie che il più delle volte rispondono all’incontrollabile paura ‘di ingrassare’.

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Il tormentato rapporto con la propria immagine genera frustrazione, scarsa autostima, insicurezza depressione e senso di colpa che impediscono al soggetto affetto dal disturbo di relazionarsi serenamente con se stesso e con gli altri.  Ancora più pesanti le ripercussioni sulla salute fisica che vanno dai più comuni disturbi cardiaci a forme anche serie di malnutrizione, problemi al sistema nervoso e osseo, patologie a carico di fegato e reni e così via.

In tempi ancora più recenti un nuovo, per quanto paradossale, disturbo assimilabile a quelli di origine alimentare si è fatto strada tra i consumatori di cibi bio o naturali e, in generale, tra i cultori di uno stile di vita ‘iper-salutista’: si tratta della cosiddetta ‘ortoressia nervosa’, ovvero la ricerca ossessiva di cibi genuini. Il termine ortoressia, infatti, deriva dal greco ‘orthos’ (giusto, corretto) e ‘orexis’ (appetito) e sta ad indicare proprio la mania per uno stile alimentare totalmente pure e naturale.

Anche l’ortoressia, dunque, è figlia del nostro tempo e della nostra società: una società che ha riscoperto una filosofia alimentare ‘bio’ come strada di purificazione dalle contaminazioni, fino a farne una vero e proprio fanatismo. Non a caso proprio nel corso del 2013 la comunità scientifica ha riconosciuto l’ortoressia come patologia, anche se non è ancora considerata ufficialmente una disturbo alimentare di tipo psico-patologico.

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Ma qual è l’identikit dell’ortoressico moderno? Oltre alla ricerca spasmodica di cibi genuini, l’ortoressico è un soggetto di livello culturale medio-alto abituato a pianificare in tempi sempre più lunghi i propri pasti e a seguire delle ferree regole alimentari.

Nella maggior parte dei casi, porta con sé una sorta di ‘kit di sopravvivenza’ preparato con cibi accuratamente selezionati che gli evitino il contatto con alimenti potenzialmente ‘impuri’. Ossessionato com’è dalla convinzione che l’ingestione di cibi preparati da altri metta seriamente a repentaglio la propria salute, l’ortoressico non lascia mai nulla al caso e tende a stabilire con gli alimenti un rapporto a dir poco nevrotico.

Così impegnato a controllare il futuro e le possibili ricadute dei suoi comportamenti sul proprio destino, l’ortoressico tende a staccarsi dal presente rinunciando, di fatto, a viverlo.

Isolamento, perdita di affettività, vita sociale inesistente e depressione sono solo alcune delle reali conseguenze generate dall’ortoressia, che possono diventare ancora più pericolose se a farne le spese sono i bambini.

Chi avrebbe mai detto che la ricerca di cibi genuini e coltivati senza chimica, possa nascondere anche una seria patologia aliemntare?

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