Parma si arrende all’inceneritore

di Alessia del 27 marzo 2013

A Parma il Polo Ambientale Integrato (PAI) si occupa della gestione dei rifiuti di tutta la provincia attraverso una serie di impianti tra cui anche il termovalorizzatore di Ugozzolo, di recente costruzione.

E’ proprio quest’ultimo ad essere al centro di una serie di polemiche in queste settimane, polemiche che si trascinano dal periodo di campagna elettorale dello scorso anno, che portò il candidato del M5S Pizzarotti alla poltrona di primo cittadino: Iren Ambiente, la società che coordina tutte le operazioni, ha annunciato che darà l’avvio alla fase preliminare del termovalorizzatore per effettuare dei test di verifica degli impianti attraverso la combustione di gas metano.

Questa fase preliminare verrà prolungata per un arco di 30 giorni, in cui saranno avviati macchinari, strumentazioni e apparati per mettere a punto l’intero ingranaggio.

Quattro centraline nei comuni di Parma, Colorno, San Polo e Sorbolo andranno a monitorare le emissioni di gas metano e la qualità dell’aria, ma questo non basterà per placare gli animi degli ambientalisti, in particolar modo gli attivisti di GCR – Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma, l’associazione che si batte contro la costruzione dell’inceneritore.

Negli ultimi mesi l’inceneritore è stato oggetto di cronaca per una serie di procedimenti giudiziari contro Iren Ambiente, in quanto era emerso che la convenzione per la gestione dei rifiuti urbani di Parma era scaduta dal 2011.

Questo significherebbe che la società non avrebbe il permesso per convogliare gli stessi rifiuti nell’inceneritore.

Tutti sappiamo quanto siano pericolosi questi impianti per la nostra salute e per l’ambiente: le sostanze inquinanti rilasciate dalla combustione, tra cui le famose diossine, sono altamente cancerogene per non parlare dell’inquinamento dell’aria, del suolo e delle falde acquifere.

Pizzarotti, dunque, non ce l’ha fatta, ma non è questo – probabilmente – il punto: il termovalorizzatore era davvero l’unica soluzione possibile per far fronte al problema dello smaltimento?

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Salvatore Nicosia aprile 10, 2013 alle 11:17 am

– Tre brevi annotazioni obiettive, cioè notizie verificabili e utilizzabili da tutti:
1- La fotografia pubblicata accanto al titolo non rappresenta il camino dell’inceneritore di Parma, che dell’articolo è oggetto. E’ il camino di una centrale termoelettrica a carbone o a olio combustibile in un momento di disservizio: precisamente, di spegnimento accidentale di un ventilatore di alimentazione del forno.
2- L’ARPA Toscana pubblica regolarmente i risultati delle sue analisi dei fumi dell’inceneritore di Prato. Non ha senso immaginarsi le concentrazioni di sostanze inquinanti, se possiamo leggere quelle realmente misurate.
3- Città quali Ginevra, Losanna, Zurigo, Vienna, Copenaghen, Aalborg hanno da decenni un inceneritore per i rifiuti non riciclabili, sito praticamente in città. Aggiornato e migliorato più volte, naturalmente. Le statistiche di incidenza dei tumori in quei Paesi sono pubbliche; classificate per sesso e per tipo di tumore; e consultabili in Lingua Inglese sia nei Portali governativi nazionali, sia nel Portale della Comunità Europea.
– E un’opinione: la nostra pressione di cittadini difensori dell’ambiente dovrebbe essere applicata: a- a verificare perchè tanti rifiuti apparentemente riciclabili non trovano nella nostra Regione industrie interessate; b- a ottenere da noi stessi – e dagli Enti pubblici e privati – che sistematicamente, quotidianamente, i servizi e gli impianti di trattamento dei rifiuti funzionino e siano controllati come nei Paesi avanzati.
Cordialmente

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