Per pulire il mare dal petrolio usati solventi ancora più tossici

di Erika Facciolla del 28 dicembre 2014

Non si placano le polemiche dopo il disastro ambientale causato dall’esplosione della ‘Deepwater Horizon’, la piattaforma petrolifera andata in fiamme nel Golfo del Messico più di quattro anni fa.

A finire sul banco degli imputati questa volta sono i solventi anti-petrolio utilizzati per contenere la ‘marea nera’, solventi che secondo gli esperti della Georgia Institute of Technology e dall’Universidad Autonoma de Aguascalientes sarebbero ben più tossici della fuoriuscita stessa. La causa di questa ennesima sciagura consisterebbe proprio nel micidiale ‘mix solventi-petrolio’: un composto, a detta dei ricercatori, 52 volte più pericoloso per animali e alghe del petrolio in sé, nonché letale per i microrganismi alla base della catena alimentare dell’ecosistema marino del Golfo del Messico.

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Per essere precisi la sostanza ‘killer’ è lo Corexit normalmente impiegato in casi analoghi per la sua capacità di ‘agglomerare’ le chiazze di petrolio presenti in mare in modo da evitarne lo spargimento in aree più vaste e renderne più facile il drenaggio con le pompe. Il punto è che la pericolosità di questa sostanza – nonostante sia prevista dai protocolli internazionali in caso di disastro ambientale da petrolio – non è mai stata sottoposta a severi test di tossicità.

O almeno così dicono gli scienziati autori dello studio che denunciano quando sia stata sottovalutata la pericolosità della sostanza in tutti questi anni.

Da ciò un terribile (e paradossale) dubbio: sarebbe forse ‘meno dannoso’ per l’ambiente lasciare che il petrolio si sparga piuttosto che ricorrere a soluzioni poco affidabili?

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