Per pulire Pechino dal mega-inquinamento basteranno delle regole severe?

di Martina Pugno del 5 novembre 2013

La mobilità sostenibile è tra i primi concreti passi per il miglioramento della qualità nell’aria delle città e delle metropoli. Ma se la città in questione è Pechino, ovvero una delle zone con il più alto livello di inquinamento atmosferico nel mondo, come convincere gli abitanti ad utilizzare la due ruote in mezzo al traffico, respirando tutto lo smog presente nell’aria?

Questo circolo vizioso è un problema non da poco per Pechino, dove l’inquinamento atmosferico è tale da fare da deterrente anche per il turismo, importante risorsa economica per questa potenza mondiale con grandi obiettivi di crescita. Ma se né i turisti né i cinesi vogliono camminare o pedalare per le strade della città, significa che la situazione ha raggiunto una gravità tale da richiedere un intervento diretto da parte delle istituzioni, affinché le cose possano cambiare.

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L’intervento del Governo è stato incentivato dal fatto che “la qualità dell’aria è strettamente connessa con la salute“, come ha sottolineato Wai-Shin Chan, direttore della strategia per i cambiamenti climatici in Asia per Hsbc Global Research di Honk Kong: “la cosa positiva è che tutti respirano la stessa aria“.

Il problema interessa quindi direttamente anche i più alti funzionari del Governo, che sono passati ai fatti, avanzando proposte concrete e un piano d’azione deciso che sarebbe stato considerato impensabile altrove. La città di Pechino ha già attivo un tetto massimo imposto al numero di veicoli che possono venire immatricolati ogni mese, creando una vera e propria corsa alla licenza per le nuove automobili. Attualmente, 1.6 milioni di persone sono in attesa del permesso di immatricolazione, mentre soltanto 22.000 ne vengono concessi ogni mese.

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Accanto alle nuove misure contro l’inquinamento atmosferico, questo numero è stato ulteriormente abbassato: un intervento ritenuto necessario per una città che conta attualmente la presenza di 5.35 milioni di veicoli immatricolati. L’obiettivo è quello di ridurre la crescita del dato, rimanendo entro i 6 milioni di veicoli entro il 2017.

Il piano quinquennale prevede altre misure per la riduzione delle emissioni inquinanti e riguarda anche le fabbriche e le attività industriali, tra le principali responsabili della qualità dell’aria. Anche per loro, nessuna clemenza: 1.200 industrie sono state sollecitate a ridurre le proprie emissioni entro il 2016; in caso contrario saranno costrette a chiudere.

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Nuova stretta anche contro i reati ambientali: alle aziende che infrangono questo tipo di legge verrà negato l’accesso a prestiti bancari e finanziamenti privati e dovranno sostenere tasse addizionali. L’obiettivo, del resto, è ambizioso: ridurre le polveri sottili presenti nell’aria del 25% entro il 2017, per quella che è stata definita come una vera e propria “guerra alle Pm 2.5”. Verrà vinta, o le mascherine per la protezione delle vie respiratorie diventeranno sempre più un oggetto indispensabile per camminare nelle strade di Pechino?

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