Pesca grossa cinese nei mari d’Africa, ma solo il 9% del pescato è dichiarato

di Erika Facciolla del 3 maggio 2013

Un vero e proprio ‘saccheggio’ perpetrato nelle acque africane e coperto per anni da quello che è già stato definito un colossale ‘inganno cinese’: questo, in sintesi, ciò che ha evidenziato uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università della Columbia –  pubblicato dal quotidiano britannico ‘The Guardian’ – sulla base dei dati ottenuti da un innovativo sistema di controllo della quantità del pescato cinese nelle acque internazionali dell’Africa sub-sahariana.

Stando alle cifre emerse dalle indagini, la Cina dichiarerebbe solo il 9% dei milioni di tonnellate di pesce catturato dalle proprie flotte; catture mai dichiarate alla Food and Agricolture Organization delle Nazioni Unite (UNFAO) che si occupa di monitorare e controllare le attività di pesca in tutto il mondo.

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I dati diffusi dagli esperti parlano di 4,1 milioni di tonnellate di pesce catturato ogni anno dalle navi cinesi nei mari di 93 Paesi, contro le 368 mila tonnellate dichiarate all’ente delle Nazioni Unite tra il 2000 e il 2011. Di questo pesce, il 75% proviene dalle acque orientali africane, per un totale di quasi 3 milioni di tonnellate all’anno. Un affare da 11,5 miliardi di dollari che non sarebbe mai venuto a galla senza l’importante indagine dei 20 ricercatori universitari che si sono occupati del caso.

Tale ‘saccheggio’, oltre ad alimentare un’economia (probabilmente) sommersa, crea un danno considerevole alle popolazioni africane sub-sahariane la cui sicurezza alimentare dipende in larga parte proprio dal consumo di prodotti ittici.

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La scoperta ha fatto scattare campanelli d’allarme anche su altri fronti. C’è chi pensa, infatti, che l’inganno venga sistematicamente compiuto anche a danno di altri paesi sottosviluppati o in via di sviluppo le cui popolazioni, al pari di quelle africane, potrebbero essere oggetto di gravi soprusi.

Al coro degli opinionisti intervenuti sul caso per condannare la condotta cinese si è unito il parere dissonante di chi contesta i dati o tenta di ridimensionarli, parlando di ‘possibili accordi tra tali paesi e la Cina che non renderebbero obbligatorie le notifiche sulle reali quantità di pescato’. Tuttavia, sono tanti gli avvistamenti di pescherecci cinesi operanti in zone in cui l’attività ittica non era dichiarata ufficialmente. Intanto i portavoce della UNFAO chiedono chiarezza e ulteriori indagini sulla vicenda.

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