Pesca illegale del tonno: gli attivisti di Black Fish in campo per fermarla

di Alessia del 14 novembre 2012

The Black Fish, in gergo pesca illegale, è il nome di un’organizzazione di attivisti che lotta quotidianamente per salvaguardare le specie marine.

Questo piccolo gruppo di volontari con sede ad Amsterdam, pur partendo da un budget di pochi euro, è riuscito nel tempo a richiamare l’attenzione di diversi investitori pronti a scommettere sull’entusiasmo e la genuinità di questa organizzazione, grazie ad alcune campagne tipo guerrilla contro la pesca di frodo nelle acque dei mari europei.

Attualmente i volontari sono dislocati in vari Paesi europei e grazie ai primi fondi raccolti sono riusciti ad acquistare una ex-motovedetta, con la quale potranno navigare nelle acque del Mediterraneo dove per 3 anni controlleranno la pesca illegale.

Uno degli obiettivi sarà quello di vietare del tutto la pesca di specie in via d’estinzione, come il tonno rosso. Ogni anno si contano dalle 30 alle 40.000 tonnellate di tonno  rosso che, una volta prelevato dalle acque del Mediterraneo, viene posto a ingrasso forzato per vari mesi fino a quando non raggiunge il peso di almeno 250 kg.

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Si stima che il commercio illegale del solo tonno rosso tra il 1998 e il 2007 abbia prodotto 4 miliardi di fatturato, il che rende l’idea della portata enorme del problema. La pesca del tonno nel Mediterraneo è cresciuta notevolmente negli ultimi anni per soddisfare la sempre maggiore richiesta di sushi pregiato destinato ai mercati asiatici.

Questa non è l’unica campagna che ha visto coinvolto il gruppo di attivisti: mesi fa, in Giappone, sono state tagliate le reti che tenevano prigionieri un gruppo di delfini destinati ai parchi acquatici, mentre in Germania è stato chiuso un delfinario.

Wietse Van der Werf, co-fondatore di The Black Fish, ha un curriculum di tutto rispetto per un attivista eco, e tra le altre cose ha viaggiato 2 volte in Antartide con l’associazione Sea Shepherd per fermare la caccia alle balene giapponesi, nel 2010 ha offerto il suo aiuto per la liberazione di 200 tonni rossi nelle coste libiche.

Racconta di aver messo in piedi l’organizzazione con un budget di 500 euro e poi, grazie a concerti di beneficenza e sostenitori vari, è riuscito ad espandere l’associazione. Oggi nessun attivista viene retribuito ma, grazie all’amore per la causa, esperti del settore, studi legali e web designer mettono gratuitamente a disposizione le loro competenze.

Van der Werf ritiene che non sia necessario essere potenti come Greenpeace Sea Shepherd, colossi nel settore della salvaguardia delle specie marine am anche molto ingessati dai lacci burocratici e da una struttura grande e ramificata.

The Black Fish è una realtà piccola, veloce nelle decisioni e può contare sull’aiuto di molti giovani entusiasti sui 20 anni, animati da spirito animalista e pieni di speranza di cambiare il mondo.

Il loro obiettivo non è quello di diventare degli eroi ma di sensibilizzare la gente comune al  mondo dell’oceano e questi piccoli grandi risultati sono la conferma che con impegno e dedizione si può davvero fare tanto.

Per maggiori informazioni sulle loro campagne vi invito a visitare il loro sito http://theblackfish.org/.

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