Pesticidi nel piatto 2012 secondo Legambiente

di Elle del 27 dicembre 2012

Anche quest’anno Legambiente, come nel 2011, ha proposto il suo Rapporto annuale per monitorare la presenza di pesticidi nei nostri piatti.

Elaborato sulla base di dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e uffici pubblici regionali competenti, esso consente di fornire informazioni in merito ai residui di fitofarmaci presenti nei prodotti ortofrutticoli e derivati in commercio sul territorio nazionale.

Sebbene ad una prima lettura si evince una riduzione graduale nell’uso di sostanze chimiche per la produzione agroalimentare, si osserva anche un impiego simultaneo di più molecole chimiche nello stesso campione.

Manca, infatti, a proposito del multi residuo una regolamentazione specifica che provveda a monitorare i prodotti ortofrutticoli, pur essendoci maggiori controlli di sostanze attive utilizzate nella produzione di formulati e l’armonizzazione europea di limiti massimi di residuo consentito.

Tra i prodotti maggiormente danneggiati dal multi residuo figurano i vini, l’uva, le mele, le arance e le pere; tra i residui più rintracciati si osserva la presenza di sostanze potenzialmente pericolose come l’insetticida clorpirifos, noto per la sua capacità di interferire con il sistema endocrino, il fungicida captano, potenzialmente cancerogeno e l’insetticida Fosmet, responsabile del danneggiamento di popolazioni di api.

I pesticidi nel piatto, dunque, purtroppo non mancano e il complesso corpus di dati in questione, ancorché molto difformi dalle analisi fatte regione per regione, “mostra una situazione tutt’altro che rassicurante“, ha sottolineato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, con numerosi casi di prodotti ortofrutticoli e derivati “contaminati da 7, 8 e addirittura 9 principi attivi differenti, in un composto che nessuno ha mai studiato e analizzato e che potenzialmente potrebbe essere molto dannoso per la salute dei consumatori e per l’ambiente“.

Cosa fare per difendersi? Il biologico è sicuramente una scelta preferenziale, ma anche qui – come per quanto riguarda i cibi non biologici – con massima attenzione alla provenienza degli alimenti, alla reputazione dei produttori, selezionando qualità e sostenibilità, oltre che il prezzo: diventare consumatori atttivi e consapevoli, perché un’altra via non c’è.

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