Petrolio in Basilicata, studio evidenzia effetti negativi sulla salute

by Luca Scialò on 28 aprile 2016

Petrolio in Basilicata: il ritratto di una storia complicata, tra danni alla salute ed all’ambiente ancora non resi noti.

La storia della Basilicata è, in sintesi, quella di una Regione sfruttata per la sua risorsa che fa molto gola: il Petrolio. Ma dimenticata per tutto il resto, con tassi di disoccupazione elevati, giovani costretti a partire senza alternative, infrastrutture carenti o del tutto assenti (mancano aeroporti e collegamenti ferroviari adeguati).

Basilicata da decenni fa rima con petrolio. Stop. Eppure di risorse oltre l’oro nero ne avrebbe: il mare, i sassi di Matera, prodotti enogastronomici (su tutti il mitico Amaro Lucano, ma non solo).

Nel 2004, il Governo Berlusconi, tanto per non fargli mancare nulla, voleva pure portarci delle scorie tossiche, adibendola a discarica d’Italia. Una sommossa popolare frenò il progetto. L’ennesimo scempio sulla pelle dei lucani.

Quanto al petrolio presente in Val d’Agri, la Procura di Potenza vuole capire se quel fiume di liquidi inquinanti e rifiuti pericolosi che sarebbero finiti nei pozzi possa avere un nesso con le patologie presenti sul territorio, tra cui quelle relative ai tumori.

L’Eni ovviamente smentisce, ma come ricorda a Il Fatto quotidiano il dottor Giambattista Mele, medico a Viggiano e referente potentino dell’Isde (associazione dei medici per l’ambiente): “ci sono anche un documento ministeriale e due studi, gli unici portati a termine in Val d’Agri negli ultimi sedici anni che dicono già qualcosa su come tra la metà degli Anni Novanta e il 2010 le condizioni di salute della popolazione siano cambiate. Pochi dati, ma chiari”.

Ma c’è un altro studio su venti comuni della Val d’Agri condotto dall’Istituto Superiore di Sanità, non ancora reso pubblico dalla Regione Basilicata, ma visionato sempre da Il Fatto quotidiano. E se la regione non li ha ancora resi noti, un motivo ci sarà. L’indagine evidenzia un eccesso di mortalità a causa di alcuni tumori e malattie cardiovascolari, che potrebbero avere come “una eventuale concausa” le esposizioni ambientali.

A fare il paio con questo studio ce ne dovrebbe essere un altro, che dovrebbe essere pubblicato verso la fine del 2016, a quasi otto anni dalla prima autorizzazione. Trattasi della Valutazione di impatto sanitario nei comuni di Viggiano e Grumento Nova, i più vicini al Centro Oli dell’Eni.

Eppure, l’attenzione nei confronti degli effetti delle estrazioni petrolifere in Val d’Angri è già iniziate il 5 febbraio 1999. Quando, nell’atto ministeriale del Ministero dell’Ambiente, si affermava che venivano presi in considerazioni 9 comuni disposti lungo il corso del fiume Agri, il cui capoluogo è risultato compreso entro un raggio di circa 15 km dal sito. In quest’area vivono 24mila persone che, “secondo quanto riportato nel SIA (lo Studio d’impatto Ambientale, nda) mostrano valori di mortalità per causa inferiori a quelli della media nazionale”. Cosa significa ciò? Che prima della prima autorizzazione concessa, in quelle zone si moriva meno rispetto a quanto mediamente avveniva nel resto d’Italia.

‘Stranamente’, nel periodo immediatamente successivo, si nota un aumento dei ricoveri ospedalieri.

Nella Relazione Sanitaria Basilicata 2000, condotta dalla Regione in collaborazione con l’Istituto Mario Negri Sud di Chieti, nelle aree più critiche sotto il profilo ambientale “si osservano, nel periodo di un triennio, tassi di ospedalizzazione urgente per eventi sentinella cardio-respiratori mediamente più elevati rispetto all’insieme regionale”. Le patologie più diffuse sono asma, ischemie, problemi respiratori gravi e scompenso cardiaco.

Passa qualche altro anno e nel 2009 l’Istituto Mario Negri Sud di Chieti sollecita l’Osservatorio Epidemiologico Regionale della Basilicata affinché effettui approfondimenti non soltanto sulle patologie sentinella sopra citate, ma anche sulle patologie croniche eventualmente manifestatesi negli anni successivi.

Tornando allo studio dell’Istituto Superiore di Sanità giunto alla Regione Basilicata, si tratta di un lavoro statistico, basato sui dati sanitari attuali e fotografa lo stato di salute dei cittadini dei venti comuni della Val d’Agri. Diciamo subito che l’indagine non permette di stabilire sicuri nessi di causalità tra l’esposizione ad inquinanti ambientali e lo stato di salute della popolazione. Tuttavia, spiega che le esposizioni potrebbero “costituire una eventuale concausa”. Eppure, confrontando questi ultimi dati con quelli registrati tra il 2003 e il 2010 (mancano quelli degli anni 2004 e 2005), si evidenzia un “eccesso di mortalità per tumori maligni allo stomaco, per infarto del miocardio, per le malattie del sistema respiratorio complesso, per le malattie dell’apparato digerente nel loro complesso”.

Petrolio in Basilicata

Petrolio in Basilicata e bacini idrici: una situazione complicata

Specificamente agli uomini, si registra un aumento generale della mortalità e di patologie come leucemia linfoide (acuta e cronica), diabete mellito insulino-dipendente, malattie del sistema circolatorio nel loro complesso (ed, in particolare, per le cardiopatie ischemiche), malattie respiratorie croniche. Quanto alle donne, si registrano aumenti di malattie respiratorie acute.

Insomma, questa ricerca dice tutto e niente. Dice che determinate patologie sono aumentate, guarda caso, con l’arrivo delle autorizzazioni estrattive. Ma non dice che esse ne siano la principale causa. Ecco perché diventa fondamentale la succitata Valutazione d’impatto sanitario, che offrirà uno studio epidemiologico. Uno studio che è stato avviato nel 2009 ma che ha subito molti rallentamenti ed ostruzioni. Gli unici comuni sui 20 coinvolti nel problema sono Viggiano e Grumento Nova e importante è stato il coinvolgimento nel 2014 del Cnr di Pisa.

La Valutazione dovrebbe terminare entro la fine di quest’anno, ma si tratta di dati che si possono avere in tre ore. Come ammettono sconsolati i responsabili del Vis. Ma sono passati sette anni, nel corso dei quali tante persone sono morte o si sono ammalate in modo cronico.

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