Italia inadempiente rispetto al piano europeo sul rendimento energetico in edilizia. E il caso finisce sul tavolo della Corte Europea che quasi sicuramente procederà con pesanti sanzioni. È questa la triste situazione del nostro paese in tema di efficienza energetica negli edifici che rischia di concludersi con l’ennesima ammenda da Bruxelles.
Il problema principale è che la nostra normativa non collima con quanto stabilito nelle disposizioni europee dei certificati energetici, strumenti che consentono di avere un quadro chiaro dei consumi di un edificio e dei relativi costi. Un documento obbligatorio, dunque, in fase di costruzione, compravendita o affitto di un immobile. Obbligatorio per l’UE, ma non per la legge italiana che non lo contempla per tutti gli edifici e prevede ampie deroghe per i tecnici abilitati.
Altra nota dolente è quella relativa alla mancata comunicazione delle misure ispettive dei sistemi di condizionamento dell’aria, previste dalla normativa europea per avere un monitoraggio periodico sull’efficienza dei sistemi di trattamento dell’aria e delle possibili migliorie apportabili.
Complessivamente, gli edifici sono responsabili di circa il 40% dei consumi energetici totali e del 36% delle emissioni di CO2, ecco perché lo sforzo dell’Unione Europea per cercare di ridurli non è mai stato così importante.
Il 50% delle riduzioni devono essere realizzate entro il 2020 proprio dagli stati membri, attraverso specifici interventi sugli edifici. Entro tale anno, inoltre, tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere certificati a energia quasi ‘zero’.
Mission impossibile o obiettivo raggiungibile perfino per la letargica legislazione italiana?
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