Plastica dalle bucce di banana, ci riesce una 16enne turca!

di Luca Vivan del 30 luglio 2013

Come affermava lo scrittore e giornalista statunitense Alan Weisman nel suo Il mondo senza di noi del 2008, la plastica esiste da milioni di anni. Si tratta infatti di un polimero, una configurazione di molecole di carbonio e idrogeno, che si legano tra di loro formando delle catene: la tela del ragno è un polimero, così come il collagene di cui sono fatte tral’altro le nostre unghie.

Dalla ricerca di un sostituto per la gommalacca, un polimero ricavato dalla secrezione di una cocciniglia asiatica, usato all’inizio del ‘900 per il rivestimento dei cavi elettrici, nacque la prima plastica industriale, la bachelite. L’industria chimica cominciò allora ad utilizzare una risorsa nuova e abbondante, come il petrolio grezzo, combinandolo con altre sostanze per dare origine ad una lunga serie di composti, come il famoso PVC, che in breve hanno invaso il mondo, trasformandolo radicalmente.

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I danni di questa proliferazione sono ormai evidenti e da alcuni anni la ricerca scientifica sta facendo dei passi indietro, con l’idea di produrre la plastica utilizzando materie naturali, come si faceva un tempo, prima dell’invenzione dei polimeri sintetici.

Una 16enne turca, Elif Bilgin, ha da poco vinto il prestigioso Science in Action Prize della Scientific American per aver inventato il modo di creare plastica dalle bucce di banana. Appartenente ad una lunga serie di giovanissimi inventori Elif Bilgin, è convinta che la sua bioplastica sia un tassello importante nel processo di cambiamento globale. La sua invenzione servirà tra l’altro a coprire essenzialmente i cavi elettrici, proprio come la bachelite ad inizio del secolo scorso.

Il lato affascinante di questa notizia è sia la capacità di creare risorse tecnologiche modernissime a partire da scarti naturali, come le bucce di banana, sia l’ingegnosità e l’idealismo pratico di una nuova generazione di giovanissimi inventori, che fa ben sperare in un cambiamento epocale.

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