Pneumatici ricostruiti o rigenerati: che cosa sono?

di Magi il 1 febbraio 2011

Un pneumatico fuori uso impiega circa 100 anni per decomporsi.
Nell’Unione Europea l’accumulo annuale di pneumatici usati è di circa 250 milioni di pezzi.
In Italia, ogni anno, si dismettono circa 300.000 tonnellate di pneumatici, gran parte dei quali vengono smaltiti mediante interramento nelle discariche e altri, ahimè, abbandonati a se stessi sul ciglio delle strade o sugli argini dei fiumi, con grave danno, in entrambi i casi, per l’ecosistema.
E’ un dato scientificamente consolidato, peraltro, che  una parte importante dell’inquinamento atmosferico legato ai mezzi di locomozione stradale non dipende più tanto dalle emissioni dei motori, ormai tecnologicamente all’avanguardia, bensì, piuttosto, dalle prestazioni degli impianti frenanti: in particolare, ciò che genera le polveri sottili è lo sfregamento delle pastiglie sui dischi dei freni, sfregamento che ovviamente tanto più aumenta quanto più il pneumatico, a maggior ragione se usurato, genera resistenza nelle normali andature, in particolare nelle curve, e in fase di frenata, specie se improvvisa.

Parlare di pneumatici ecologici, quindi, significa affrontare un duplice problema: da una parte, commercializzare un prodotto che garantisca elevate prestazioni unite a sicurezza e affidabilità; dall’altra, risolverne il problema dello smaltimento.

Rappresentano una prima novità i pneumatici cosiddetti ‘ricostruiti’ o ‘rigenerati’: in commercio già da qualche anno, si tratta di copertoni cui il battistrada usurato è stato asportato e sostituito con materiale nuovo, ricavato da altri pneumatici usati, dalla struttura però intatta. La ricostruzione è possibile, in quanto la struttura portante della gomma ha generalmente vita più lunga del battistrada: una volta effettuati la sostituzione della parte esterna e il controllo relativo alla centratura ed equilibratura, il pneumatico è soggetto alla vulcanizzazione, attraverso la quale le parti vecchie e nuove si fondono tra loro.
Ma, se i pneumatici dei veicoli pesanti possono essere ricostruiti in questo modo fino a 3 volte, nel caso delle gomme per automobili ciò è possibile una sola volta.
I copertoni devono essere ricostruiti a norma europea (Ece Onu 108 e 109, per veicoli pesanti) e devono essere contraddistinti dalla seguente marchiatura:

• sul lato del pneumatico è indicata la sigla “108 R”;
• all’interno di un cerchio appare la lettera “E”;
• segue una cifra composta da sei numeri.

Inoltre, devono altresì essere presenti:
• l’indicazione “Ricostruito” o “Retread”;
• il marchio, ovvero nome del ricostruttore;
• la settimana di ricostruzione ed il relativo anno.

In termini di attenzione per l’ambiente, preferire la ricostruzione dei pneumatici alla loro sostituzione significa fare una scelta ecosostenibile: infatti, mentre per la produzione di un singolo pneumatico nuovo vengono consumati tra i 20 e i 28 litri di greggio, in caso di pneumatici ricostruiti l’impiego si riduce a circa 5,5 litri; inoltre, attraverso la ricostruzione si preserva complessivamente circa l’80% del vecchio pneumatico, evitandone così l’eliminazione anticipata in discarica.

Ma questa scelta è vantaggiosa anche in termini economici: è stato calcolato che ogni anno gli automobilisti italiani risparmiano intorno ai 260 milioni di euro, poiché i copertoni ricostruiti costano fino al 50% in meno rispetto ai nuovi e, se in regola rispetto alla succitata normativa Ece Onu 108/109, non si rinuncia affatto a qualità, durata, affidabilità e sicurezza.
In ogni caso, i copertoni dovrebbero essere ispezionati ogni 5 anni, indipendentemente dal numero di chilometri percorsi.

[Immagine marchiatura tratta da: http://www.asso-airp.it/it/omologazione.php]

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