Polemica sull’olio tunisino: il vero problema è la tracciabilità

di Luca Scialò del 31 marzo 2016

In questi mesi sta facendo molto discutere il provvedimento che dovrebbe facilitare le importazioni dell’olio di oliva dalla Tunisia. Però rappresenta un autentico danno per la produzione di olio italiano. Ad approvarlo definitivamente in seduta plenaria il Parlamento europeo, che ha rettificato a metà marzo il Regolamento UE che consente – fino al 2017 – di incrementare l’importazione di 35mila tonnellate di olio di oliva senza dazio. Quantità che si aggiungono agli oltre 56mila già importati.

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Lo scopo di questo provvedimento, già in discussione dallo scorso settembre in Commissione europea, è quello di sostenere l’economia della Tunisia in un momento di difficoltà e garantire la stabilità del suo regime democratico. Il turismo – principale risorsa del paese – è calato drasticamente per via degli attacchi terroristici. Si tratta di un Paese che rappresenta un importante baluardo contro l’Isis.

Ma oltre a queste motivazioni politico-economiche, il provvedimento risponde alla necessità di sopperire a un fabbisogno interno del nostro Paese. In Italia infatti tra i consumi interni e le esportazioni la quantità di olio nazionale non è sufficiente (il fabbisogno totale è di 800mila tonnellate medie contro 400mila prodotte, dunque solo la metà). In questo modo si importerebbe anche ad un prezzo inferiore e ciò diminuirebbe il prezzo finale dell’olio per i consumatori.

Si levano le proteste degli agricoltori italiani e dello stesso Ministro dell’Agricoltura. Il vero problema, di cui si parla poco, è la scarsa tracciabilità che si verrebbe a creare in chi esporterebbe poi dall’Italia questo olio tunisino spacciandolo per made in Italy.

Del resto, il rischio di frode è dietro l’angolo e può essere fatto nella piena legalità: sull’etichetta, cartina di tornasole di un prodotto alimentare, l’obbligo di indicare da dove proviene, può essere raggirato con diciture che dicono che si tratta di una miscela di oli di oliva originari e non dell’Unione Europea, senza specificare oltre e mettendo un marchio italiano ben in vista a garantire il tutto.

Questo in realtà è il vero problema dell’importazione senza dazi dell’olio tunisino. Non in termini di produzione sottratta ai nostro produttori del settore (peraltro nemmeno così irreprensibili, considerando lo scandalo che ha coinvolto sette note case qualche mese fa, le quali spacciavano olio d’oliva per olio extravergine, facendolo pagare in egual modo), visto che le quantità sono insufficienti.

Quanto in termini di falsificazioni dei prodotti esportati per la mancata tracciabilità. Il tutto, ovviamente, a danno dei consumatori finali. Ignari di cosa stiano acquistando e, soprattutto, ingerendo.

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