Primi test su un riso NON OGM che dà raccolti abbondanti

di Marco Grilli del 4 maggio 2014

Bando alle sementi OGM e agli erbicidi: in India un innovativo sistema di coltivazione (System of rice intensification –SRI) potrebbe il motore di una nuova rivoluzione verde. L’adozione di questa tecnica, scoperta dal prete gesuita Henry de Laulanie e introdotta in Madagascar a partire dagli anni ’80, pare abbia fatto la fortuna di un semplice agricoltore indiano, Sumant Kumar.  I raccolti del suo riso, generalmente poco produttivo, sono schizzati dalle 4-5 alle 22 tonnellate per ettaro: un risultato straordinario che gli è valso importanti riconoscimenti e ha suscitato clamore ed entusiasmo nel Paese.

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La diffusione del metodo SRI si deve a Norman Uphoff del Cornell International Institute for Food and Agriculture, che a partire dagli anni ’90 ha fatto conoscere al mondo intero i vantaggi di questo metodo, oggi adottato in molti paesi dell’India.

Ma quali sono i segreti di questo sistema di produzione? Prima di tutto le piantine di riso vengono innestate precocemente, individualmente, non troppo in profondità e a larga distanza (16 piante per mq) per favorire un’ampia crescita nel terreno delle radici. Il resto lo fanno un suolo mantenuto costantemente umido nella zona radicale e una concimazione naturale col compost e il letame animale, che favoriscono la proliferazione e la diversificazione dei microrganismi. In sintesi: radici giovani e più piccole si sviluppano meglio in larghezza nel terreno umido e ben areato, assorbendo più nutrienti.

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Produrre di più con un basso consumo di acqua riducendo al contempo le emissioni: il messaggio green del SRI  ha trovato molti adepti in India, pronti a trasferire tale metodo anche ad altre colture. Più difficile l’adozione del SRI in Italia, non solo perché il sistema comporta l’impiego di molta manodopera adeguatamente preparata, ma anche perché nel nostro Paese vige una legislazione più stringente sul’impiego del letame.

Nonostante le critiche di chi considera la non scientificità e scarsa adattabilità di questo metodo, dall’India giunge un messaggio di speranza che coniuga alta produttività, rispetto dell’ambiente e rottura dalla dipendenza delle multinazionali poco green degli OGM. Un messaggio che vale la pena ascoltare e comprendere, prima di giudicare.

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