Pubertà sempre più precoce. Colpa dell’alimentazione e dell’inquinamento

di Elle del 17 novembre 2013

Secondo i risultati di uno studio americano pubblicato sulla rivista Pediatrics le bambine raggiungerebbero sempre più anticipatamente la pubertà, caratterizzata da importanti segnali di crescita, come la comparsa dei peli pubici, lo sviluppo del seno e l’inizio del ciclo mestruale con il menarca. Si tratta di un fenomeno che induce a porre attenzione sullo stile di vita e sui fattori ambientali che possono aver determinato un cambiamento così rapido nei tempi di ingresso nella fase puberale dello sviluppo psicofisico anche tenendo conto delle ricadute negative sul benessere psico-fisico.

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Lo studio realizzato dal Cincinnati Children’s Hospital Medical Center ha esaminato un campione di 1.200 bambine di età compresa tra i 6 e gli 8 anni (all’inizio della ricerca) seguendole dal 2004 al 2011; in media si è osservato l’anticipo di un anno nell’inizio dello sviluppo del seno, rispetto a quanto rilevato nel 1997 con un maxi-studio su circa 14.000 bimbe. Il fattore principalmente associato a questa pubertà anticipata sembra essere il peso corporeo e la condizione di obesità.

Lo stile alimentare, quindi, è chiamato a salire sul banco degli accusati per comprendere le motivazioni della pubertà precoce: già altri studi (come quello seguito da Imogen Rogers e pubblicato da Public Health Nutrition) avevano imputato l’eccessivo consumo di carne, contenente un’elevata quantità di zinco e ferro il cui notevole apporto all’organismo fin da tenera età verrebbe letto dal corpo come un segnale favorevole alla gravidanza; in più, anche la presenza di estrogeni, utilizzati dall’industria zootecnica per accelerare la crescita degli animali da allevamento, sarebbe responsabile dell’anticipo dei tempi di sviluppo delle bambine.

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Un’altra possibile causa per fare luce su questo fenomeno va ricondotta alle sostanze tossiche ed inquinanti contenute nei vari elementi con cui veniamo a contatto praticamente ogni giorno: vernici, pesticidi, spesso concentrati in alimenti come frutta e verdura trattate, e plastiche, con cui sono realizzate molte confezioni e contenitori per alimenti; anche i cosmetici industriali (shampoo, lozioni e profumi, ad esempio) sarebbero ricchi di sostanze, quali fenoli, ftalati e fitoestrogeni, che, secondo alcuni ricercatori anticiperebbero lo sviluppo mammario.

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