Puglia, chi controlla il radar?

di Erika Facciolla del 6 settembre 2013

Campi elettromagnetici potenzialmente cancerogeni, onde e raggi emessi ad alta frequenza 24h/24, oltre 20 stazioni radar civili e militari sempre operative e diffuse su tutto il territorio regionale. Eppure zero controlli. L’altro volto della Puglia è questo: una regione costellata da decine di impianti radar disseminati lungo tutta la costa e nell’entroterra che espongono abitanti e lavoratori ad un continuo bombardamento elettromagnetico di fronte al quale gli esperti si dicono preoccupati e impotenti.

Preoccupati, perché nonostante manchino evidenze scientifiche oggettive e inconfutabili, l’azione delle onde elettromagnetiche emesse dai radar è collegata ormai da anni all’insorgenza di svariate forme tumorali, disturbi del sonno irreversibili, disfunzioni ormonali e metaboliche, alterazioni del sistema immunitario e cancro; impotenti, perché mancano fondi per effettuare controlli adeguati e garantire la sicurezza a cittadini sempre più preoccupati. Insomma, l’ennesimo caso di mala-gestione sanitaria-ambientale all’italiana di cui, come da copione, nessuno parla.

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Ad accendere i fari sul caso pugliese ci ha pensato la bella inchiesta della Gazzetta del Mezzogiorno (Edizione di Puglia e Basilicata, 15 giugno 2013) realizzata dalla giornalista Marisa Ingrosso che, tra i tanti attori coinvolti nella vicenda, ha intervistato anche il direttore dell’Arpa Puglia che ha ammesso candidamente di non sapere neanche dove si trovino tutte le stazioni radar e di non aver alcun mandato per effettuare i controlli necessari sulle emissioni per mancanze di soldi nelle casse comunali. Dunque, da Bari a Taranto, passando per Gioia del Colle, nessuno vigila.

Ma cerchiamo di vederci chiaro. Le onde elettromagnetiche di cui parliamo sono generate da impianti realizzati con fondi pubblici che servono principalmente per garantire la sicurezza di aerei e navi, per intercettare attività illecite e proteggere il paese da eventuali attacchi missilistici. In totale sono più di 20 i radar attivi in regione, quasi tutti dell’Aeronautica Militare, della Marina, della Guardia Costiera, Capitanerie di porto ed Enav. Benché l’importanza di questa immensa rete invisibile sia legata a questioni di sicurezza nazionale, i campi elettromagnetici che emettono onde ad alta frequenza dovrebbero essere soggetti a frequenti e minuziosi controlli atti a monitorare il  corretto funzionamento degli impianti e contenerne l’impatto sulla salute dei cittadini, evitando che si superino i limiti di emissione consentiti dalla legge.

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La realtà, come sempre, è ben diversa e le misurazioni in moltissimi casi sono ferme a zero; in altri sono limitate a pareri preventivi che precedono l’installazione di nuovi impianti, e poco importa se recentemente lo Iarc (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) abbia inserito queste sorgenti elettromagnetiche tra i possibili fattori cancerogeni per l’uomo. In gioco, dunque, c’è la salute di milioni di persone ma nel rimpallo di responsabilità e nell’attesa infinita di finanziamenti che non arrivano, nessuno sembra preoccuparsene. Eppure non si tratta di cifre clamorose: i responsabili dell’Arpa, infatti, dichiarano che per attivare i controlli necessari sarebbero sufficienti 8.000 euro all’anno, dal momento che un singolo intervento costa (udite udite) 350 euro+iva.

Ma chi dovrebbe vigilare su controlli e controllori? Senza dubbio i gestori stessi delle stazioni radar che dovrebbero disporre di reparti interni preposti al compito, ma le principali responsabilità in materia restano assegnate alle amministrazioni locali, in primis i comuni, e alle istituzioni che dovrebbero sollecitare controlli esterni attivando l’Arpa e le Asl territoriali. Nessuno, però, alza un dito e nel frattempo molti cittadini e associazioni no profit si sono mobilitate per chiedere l’intervento di tecnici ed esperti affinché questi benedetti controlli vegano effettuati. Intanto l’Arpa ha risposto loro che ‘il servizio richiesto è a carattere oneroso’…

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