Può una roccia fermare il global warming? Sembrerebbe di sì…

di Alessia del 8 febbraio 2015

La soluzione per fermare il global warming potrebbe trovarsi sotto terra, secondo quanto sostenuto da Olaf Schuiling, un geochimico in pensione.

Schuiling ha trascorso decenni nel sostenere le proprietà della olivina, un minerale dal colore verdastro presente in abbondanza nel sottosuolo e capace di assorbire anidride carbonica.

La tesi sostenuta dallo studioso è che distribuendo la olivina sulla superficie (per strada, in spiaggia, nei prati…) si potrebbe accelerare il processo di assorbimento e contribuire a fermare il global warming.

Il motto del geochimico -assai suggestivo in verità- è che “la Terra può aiutarci a salvare la Terra“.

olivina 1

Olaf Schuiling, il geochimico sostenitore della olivina

Questa è solo una delle soluzioni avanzate dal mondo della geoingegneria: si è proposto ad esempio di sparare nuvole cariche di zolfo nell’atmosfera, imitando il fenomeno del raffreddamento vulcanico, oppure di aumentare la fertilità degli oceani per sfruttare il potenziale di assorbimento della CO2 delle alghe.

In realtà si tratta solo di ipotesi che potrebbero alla lunga mettere in pericolo il nostro pianeta, scatenando catastrofi dall’impatto imprevedibile.

Secondo Schuiling per risolvere il fenomeno del surriscaldamento sarebbe necessario estrarre l’equivalente di 3.000 dighe di Hoover, ma gli scettici sostengono che per avere un impatto decisivo bisognerebbe attendere almeno 20 anni.

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Inoltre si tratta di un minerale vulcanico presente in profondità, che richiede operazioni di estrazione dal sottosuolo, causa a loro volta di ulteriori emissioni di carbonio.

Nonostante le varie perplessità dal mondo scientifico, il ‘fenomeno olivina’ nei Paesi Bassi sembra già aver trovato numerosi sostenitori, tanto che qua e là in alcune cittadine compaiono mucchietti di roccia.

Una società olandese, la GreenSand, si è dimostrata interessata ed è attivamente impegnata nella distribuzione di olivina presso alcune aziende di geoingegneria.

In Belgio invece, presso l’Università di Anversa, si stanno studiando gli effetti di questa roccia sulle colture di orzo e frumento, mentre al Royal Netherlands Institute for Sea Research, nel sud-ovest dei Paesi Bassi, l’ecologista Montserrat sta valutando gli effetti dell’olivina sui fondali marini.

Allo stato attuale non possiamo ancora affermare se il nostro destino possa dipendere da questo minerale (o altri), ma possiamo continuare ad avere le stesse accortezze nei confronti del nostro Pianeta, tutelando quello che ci circonda e dando il nostro piccolo contributo. Questa, per ora, è l’unica certezza.

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