Quali sono i più antichi e storici alberi della Terra? E in Italia?

di Erika Facciolla del 5 gennaio 2013

La storia degli alberi più antichi e longevi della Terra è indissolubilmente legata alle vicissitudini che la nostra società ha conosciuto e ai cambiamenti che il Pianeta ha subito nel corso dei secoli.  In ogni parte del Mondo vivono ancora alberi millenari e ultracentenari, testimoni solenni di tutti gli eventi ai quali sono sopravvissuti nel corso del tempo.

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I cosiddetti ‘alberi monumentali’ sono piante che corrispondono a precisi criteri di dimensione, rarità botanica, forma, valore paesaggistico, pregio in termini di architettura vegetale e legame con gli eventi storici. Quando un albero presenta tutte queste caratteristiche gli arboristi lo definiscono, appunto, monumentale, una parola che deriva dal latino ‘monere’, ovvero ‘ricordare’.

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E di alberi monumentali, in Italia e nel mondo, ce ne sono veramente tanti, tutti con un passato affascinante alle spalle, a metà strada tra storia e leggenda.

All’estero sono tanti gli alberi monumentali che la Natura ha preservato nei secoli fino ai nostri giorni.

Il più grande organismo naturale vivente per volume (1.487 m³) si trova in California ed è una sequoia gigante di 2.500 anni il cui nome (Generale Sherman) è un omaggio ad un valoroso generale americano che combatté durante la guerra di Secessione.

Il Major Oak è una quercia millenaria nel cuore della foresta di Sherwood, in Gran Bretagna, sotto le cui chiome la leggenda narra che si nascondesse Robin Hood. Nonostante la sua veneranda età la colossale quercia è ancora lì e ogni anno attira migliaia e migliaia di turisti.

L’Australia vanta molti alberi millenari tra cui l’esemplare probabilmente pialberi millenariù antico del mondo, che secondo gli esperti avrebbe appena compiuto 10.000 anni di età: si tratta di un eucalipto nativo di oltre 70 metri d’altezza dalle cui fronde è possibile godere di una vista impareggiabile sul paesaggio circostante.

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Anche il Giappone ha il suo gigante buono, sopravvissuto addirittura alla bomba atomica lanciata su Hiroshima: si tratta di un ginkgoultracentenario (considerato sacro dalle popolazioni nipponiche) posto di fianco a un tempio che fu completamente distrutto durante i bombardamenti.

E cosa dire della quercia russa più antica di Mosca che nei suoi 600 anni di vita è sopravvissuta alle scorrerie di Ivan il Terribile, Napoleone, la rivoluzione russa ed entrambi i conflitti mondiali.

Un altro simbolo imperituro e straordinario di quanto la forza della natura, con un pizzico di fortuna, possa affrontare e vincere anche le sfide più intrepide.

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Sin dal 1982 il Corpo Forestale dello Stato si è occupato di censire gli alberi storici disseminati lungo lo Stivale la cui mappa annovera attualmente oltre 1.255 esemplari di notevole interesse ambientale e culturale, ma la lista si allunga di giorno in giorno.

A San Michele dell’Adige (Trento), ad esempio, il CNR ha stabilito che molti degli ulivi custoditi nell’orto Getsemani hanno 900 anni e sono imparentati fra loro. Ciò vuol dire che risalgono al tempo della Crociate o ad un periodo a dirittura precedente.

A Villa Mylius (Varese), il Corpo Forestale ha catalogato 150 alberi monumentali custoditi in una ‘città giardino’ che sarà oggetto di valorizzazione e tutela.

Tra gli olivastri sardi il capostipite è sicuramente l’olivo selvatico di San Baltolu di Lulas (Sassari) che alla veneranda età di 3.500 anni (è l’albero più vecchio d’Italia) e una circonferenza della chioma pari a 23 metri, dà ancora oggi riparo a centinaia di pecore al pascolo.

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Secondo posto nella speciale classifica delle specie arboree più longeve del Belpaese per il castagno dei 100 cavalli (Catania) che nei corso dei suoi 3.000 anni di vita pare abbia dato riparo anche a Giovanna d’Aragona e al suo folto seguito equestre (da qui il nome).

Rimanendo in Sicilia, a Palermo svetta con i suoi 30 metri d’altezza un ficus australiano datato 1864: la sua chioma copre 3.000 mq di spazio e la sua circonferenza è di ben 21 metri; per tutti questi motivi lo splendido esemplare di macrophilla australiano è considerato l’albero esotico più grande d’Italia.

A Milano, nei giardini Montanelli, immancabile è la visita al platano secolare sotto cui passeggiavano Eugenio Montale e Indro Montanelli, mentre scendendo fino in Romagna, nel convento francescano della Santa Croce (Rimini) troviamo il cipresso che secondo la leggenda fu piantato da San Francesco in persona nel 1213.

Nella splendida riserva naturale dell’Appennino silano, in Calabria, svettano maestosi e fieri i cosiddetti ‘Giganti della Sila’, 56 meravigliosi esemplari di pini larici ultracentenari di dimensioni notevoli (45 metri d’altezza), i cui tronchi formano un perfetto colonnato naturale.

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I pini più vecchi hanno 350 anni d’età ma godono di una perfetta salute grazie alla politica conservativa che gli enti locali hanno adottato dichiarando la zona ‘riserva naturale’ fin dal 1987. E la cosa ancora più sorprendente è che, negli ultimi anni, nuovi esemplari di larici sono nati spontaneamente all’interno della riserva dove la fauna del luogo trova rifugio.

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ELISA maggio 15, 2013 alle 9:57 am

Ilixi ‘e Perreddu, Arzana (OG).. Uno degli alberi di leccio più grandi e vecchi d’europa, la sua chioma ha un diametro di oltre 30 metri.

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