Quando l’apicoltura è applicata all’arte…

di Alessia del 9 marzo 2015

L’apicoltura può produrre anche opere d’arte, come questi vasi fatti di cera che in realtà le api hanno costruito considerandoli come il proprio favo; un’idea dello Studio olandese Libertiny.

Quando l’ingegno e la creatività dell’uomo si fondono con la ricchezza della natura si ottengono sempre risultati sorprendenti: i giochi di colore sull’acqua, gli arcobaleni, le forme geometriche dei cristalli e delle corolle dei fiori non sono che opere d’arte spontanee. Immaginate allora di spingervi oltre e di mettere a lavoro un esercito di api operose per realizzare degli oggetti di design al dolce sapore di miele: questo è quanto è stato realizzato da Tomáš Gabzdildesigner dello studio Libertiny.

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Questa strana ma ingegnosa collaborazione sembra sfidare le leggi convenzionali, per mostrare come sia possibile superare le regole non scritte della produzione di massa.
Il giovane, sfruttando il naturale processo di lavorazione delle api, ha pensato di modificare la struttura portante degli alveari, creando delle forme mediante dei fogli di cera a nido d’ape. Le api poi fanno tutto il resto, creando vasi e oggetti dalle forme più disparate.

Una delle sue sculture più famose è Thousand Years,una teiera realizzata in collaborazione con l’apicoltore olandese Johan Beckers, che è stata resa possibile grazie all’aiuto di ben 60.000 api. Il primo prototipo purtroppo non ha avuto successo a causa di condizioni meteorologiche avverse e una posizione non ideale. Si è così tentato una seconda volta, spostando l’alveare nei pressi di Rotterdam, in una zona riparata dal vento.

Thousand Years era stata commissionata da Christofle, marchio francese della cristalleria di lusso. Il nome si ricollega al tema portante: lo scorrere del tempo, il rapporto tra ciò che è mortale e ciò che è destinato a durare in eterno, come la forza impetuosa della natura.

vasi di cera d'api

Quando l’apicoltura è applicata all’arte…

Fonti di ispirazione sono stati il romanzo “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez e il film “The Millennial Bee” del 1983.
Per Tomas Gabzdil lavorare con la cera, un materiale così fragile ed effimero, ma ugualmente resistente negli anni, è un modo per contrastare la commercializzazione del petrolio.

Il designer afferma “La cera d’api proviene dai fiori e si trasforma in un vaso in cui gli stessi fiori faranno il loro ultimo viaggio.”
Non vi sembra la mirabile metafora della nostra esistenza?

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