‘Architettura parassita’ ovvero quando un edificio ne sfrutta un altro: alcuni incredibili esempi

di Erika Facciolla del 24 dicembre 2013

Sovraffollamento, crescita demografica, risparmio energetico: sono questi i temi che negli ultimi tempi stimolano la fantasia di architetti e designer di tutto il Mondo, impegnati più che mai nella ricerca di soluzioni abitative sempre più stravaganti e creative.

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La tendenza è quella di sfruttare anche il più piccolo spazio per renderlo funzionale al progetto… e quando lo spazio non c’è è lecito ‘rubare’ quello altrui.

In quest’ultimo caso si parla di ‘architettura parassita’, l’ultima strategia in tema di ‘riciclo’ dello spazio urbano che gli specialisti del settore hanno iniziato ad adottare per ridisegnare i volumi e, in un certo senso, i volti delle nostre città.

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In tutto il Mondo continuano a proliferare esempi – talvolta davvero bizzarri – di edifici o estensioni architettoniche ricavate da elementi già esistenti, frutto del percorso creativo di un architetto che sperimenta soluzioni tecnologiche a dir poco pionieristiche.

Certo, l’impatto estetico, a volte, lascia un po’ a desiderare, come nel caso dell’attico roccioso realizzato a Pechino da un facoltoso medico cinese col pallino dell’architettura. Il signor Zhang, infatti, ha trascorso gli ultimi 6 anni della sua vita e investito oltre 130.000 dollari per costruire una villa di finta roccia come estensione del suo attico. La struttura si sviluppa su una superficie di 1.000 mq, in cima ad un edificio di 26 piani, ed è completa di erba naturale e alberi, tanto da sembrare una ‘montagna’ artificiale sul tetto di un palazzo. L’avveniristico progetto, però, è destinato ad essere abbattuto visto che le autorità cinesi hanno accolto le lamentele dei vicini del dottore e dichiarato ‘abusivo’ il progetto.

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Come dicevamo, quando lo spazio non c’è si può usare quelle del vicino: è quello che hanno fatto i progettisti dello studio di architettura francese ‘Cut Architecture realizzando una sala della musica sospesa tra la casa del committente e le pareti dell’edificio adiacente. Caratterizzata da un’imponente vetrata che la rende ariosa e luminoso, la stanza è perfettamente incorniciata tra i due edifici e completamente insonorizzata. Sotto al pavimento è stato realizzato anche un comodo garage, mentre nella parte anteriore e posteriore della camera sono stata collocate delle porte di alluminio che, una volta a parte, trasformano l’intero spazio in un portico coperto che affaccia sul giardino.

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Ancora più sorprendente il progetto londinese realizzato da Plasma Studio che sfrutta le pareti vuote di piloni, ponti e muri di sostegno per realizzare case prefabbricate parassite dotate di ogni comfort. L’idea è quella di utilizzare le superfici verticali per appoggiarvi pannelli prefabbricati in materiali ecologici come bambù e carta riciclata, modulabili e adattabili in funzione dei volumi a disposizione. All’abitazione, costruita in stile italiano anni ’60 e collocata a 3-4 metri di altezza rispetto al fondo stradale, si accede attraverso una scala retrattile. La casa si sviluppa su 2 livelli per 36 mq ed è dotata di una zona living, un angolo cottura, bagno, camera da letto e una bella terrazza panoramica.

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Un altro esempio di architettura parassita è l’ampliamento di un appartamento da parte del designer tedesco Stefan Eberstadt, che guadagna 9 mq in più grazie ad un escrescenza metallica nel muro di qualsiasi edificio. Si tratta di un modulo da sospendere sulla facciata di un qualsiasi edificio, grazie ai materiali leggeri di cui è fatto, legno lamellare e lamiera metallica. Porta anche più luce ad un appartamento e ne aumenta lo spazio disponibile…

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E chiudiamo con un progetto che riguarda ‘casa nostra’, per l’esattezza l’autostrada Salerno-Reggio Calabria dove lo studio Ja Inc Bridge City ha proposto uno stravagante progetto di ristrutturazione per un viadotto. L’intento è quello di avvicinare le persone alla natura costruendo una vera e propria ‘città sospesa’ – con tanto di negozi, case e centri commerciali – e di ‘riciclare’ l’imponente struttura per dar vita ad una comunità-parassita abbarbicata tra i piloni e le rampe del vecchio ponte. Un po’ estremo, forse, ma chi ci dice che non sia questo il futuro dell’edilizia urbana?

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