Quanto costa un figlio? Poco, basta ridimensionare la propria vita

di Erika Facciolla del 22 luglio 2014

Oltre ad essere l’esperienza più significativa e importante della vita, diventare genitori è anche un passo che implica grandi spese e una riorganizzazione radicalele delle proprie abitudini. Prima ancora che vengano al mondo, infatti, i figli significano tanta gioia ma anche grosse spese per i controlli medici e gli esami di routine (basti pensare che una semplice ecografia in bianco e nero costa mediamente 70 euro). Ma le vere difficoltà economiche sopraggiungono dopo: Federconsumatori ha calcolato che il costo totale di un figlio da zero a 18 anni ammonti a 171.000 euro (quasi 10.000 euro all’anno) ma anche l’associazione famiglie numerose ha fatto i suoi calcoli per stabilire il costo se in famiglia di figli ce ne sono più d’uno, nonstante le eventuali economie di scala (qui il documento).

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Quantificare in termini di costi l’evento più gioioso della vita può sembrare cinico, ma scontrino dopo scontrino, parcella dopo parcella, l’arrivo di un figlio corrisponde ad un investimento economico davvero notevole. A gravare ulteriormente sulle spalle dei neo-genitori c’è l’incessante aumento dei prezzi, tanto che solo per i pannolini si è costretti a spendere qualcosa come 1.050 euro l’anno (costo medio per 6 cambi giornalieri).

Per preparare al meglio i neo-genitori, su internet sono nati diversi baby cost calculator utilizzabili come veri e propri strumenti di previsione dei costi più gravosi da affrontare dopo la nascita di un bébé.

Sempre sul web è possibile imbattersi in tanti gruppi spontanei – più o meno organizzati – che promuovono un modo di diventare ed essere genitori incentrato sulla condivisione, sullo scambio e sul riciclo di tutto quello che i bambini, durante la crescita, utilizzano solo per brevi periodi di tempo. In rete, inoltre, è facile ‘incontrare’ altri genitori desiderosi di liberarsi dei loro ingombranti – e magari non più utilizzabili se i figli sono già grandi – ‘gadget’ da bambino, come culle, seggiolini e carrozzine.

A riprova di quanto la crisi, l’inflazione e l’aumento dei prezzi abbia influito negativamente sulla propensione degli italiani a diventare genitori, basti pensare che solo nel 2012 le nascite sono state 12.000 in meno rispetto all’anno precedente. Non fosse che per l’impegno, le responsabilità e le conseguenti ansie che il diventare genitori implica, il primo anno di vita del nascituro è quello economicamente più impegnativo, soprattutto perché – nel caso che a lavorare siano entrambi i genitori –  lo stipendio della mamma è ridotto e vengono spesi in media 10.000 euro solo per passeggini, fasciatoi, prodotti per l’igiene, omogeneizzati, latte in polvere, pannolini, seggiolini e chi più ne ha più metta.

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Ma siamo sicuri che tutte le cose che si accumulano durante la vita di un bambino siano così indispensabili? E alla luce di questa considerazione quanto costa veramente un figlio?

Quel che occorre per far quadrare i conti non è tanto disporre di molto denaro per poter comprare oggetti su oggetti, ma ridimensionare il proprio tenore di vita, rivedere i propri modelli di consumo ed essere disposti ad avvicinarsi ad uno stile di vita che impone certamente più sacrifici e rinunce, ma che a ben pensare non sono poi così pesanti.

La maggior parte delle cose che facciamo, acquistiamo o vogliamo per i nostri figli, infatti, derivano da una visione distorta dell’essere genitori che la società moderna ha ormai imposto.

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Dunque, imparare a risparmiare per crescere il proprio bambino molto spesso significa affinare l’arte di ‘arrangiarsi’ e imparare il vero senso della ‘frugalità’, delle cose semplici, approdando inevitabilmente ad uno stile di vita più consapevole e sostenibile, non solo per sé ma anche per l’ambiente. Adeguare gli spazi in funzione dell’arrivo del piccolo non vuol dire necessariamente ‘ingrandirsi’, comprando un’auto o una casa più grande e comoda. Il più delle volte è sufficiente riorganizzare in maniera adeguata gli spazi di cui già si dispone, senza neanche dover operare grandi cambiamenti.

Il segreto del diventare genitori felici di bambini felici è ripensare ai propri modelli di consumo in un’ottica più critica e funzionale tenendo conto delle vere necessità del bambino. Un concetto che, tradotto in termini pratici, significa tre cose: ridurre, riciclare, riutilizzare, in una parola, risparmiare.

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Risparmiare, non solo denaro per il bene del nostro portafogli, ma anche risorse, energia, e materie prime preziose per l’ambiente. Recuperare un modello di vita critico che percorra la strada delle decrescita, privo di eccessi, lontano dal consumismo moderno e soprattutto ecologico e solidale: è questa la formula ‘naturale’ del diventare genitori eco-responsabili.

Dopotutto, preoccuparsi delle sorti del Pianeta non è forse il primo, fondamentale, atto d’amore nei confronti dei nostri figli?

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