Raccolta rifiuti urbani: sono negozi, scuole e ospedali a produrre di più e non le famiglie

di Claudia Raganà del 24 novembre 2013

Sembra oramai assodato che i maggiori produttori di rifiuti urbani in Italia non siano le abitazioni, bensì tutte le cosiddette “utenze non domestiche” (uffici, negozi, mercati, scuole, ospedali).

Secondo una recente stima del Comune di Torino, infatti, per il 2013 dalle utenze domestiche proverrà meno del 46% della spazzatura prodotta, lasciando il primo posto, con il 54% di quota, a tutti i luoghi di lavoro, commerciali e sociali (il dato di Torino è facilmente applicabile a tutte le realtà urbane italiane).

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E’ confortante apprendere che la quantità di spazzatura complessiva (domestica e non) prodotta nel 2013, sarà la più bassa registrata dal 2000 ed inferiore del 3% rispetto al 2012. Il trend si registra in costante diminuzione fin dal 2004; se si paragonano le tonnellate di rifiuti prodotti nel periodo 2004 – 2009, infatti, il 2013 ne esce più che vittorioso, con una media del 15% in meno ed un picco, rispetto al 2006, del 18%.

Questi dati sicuramente rispecchiano una realtà sociale in cui si vive sempre meno l’ambiente domestico e si passa molto meno tempo in casa rispetto agli anni precedenti, con una conseguente riduzione nella produzione di scarti casalinghi.

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A livello globale, però, la lettura di queste stime fa ben sperare sulla presa di consapevolezza e di responsabilità dei cittadini nei confronti dell’ambiente in cui vivono, della sua tutela sotto ogni forma, compresa l’attenzione agli sprechi e al riutilizzo e riciclo di oggetti che, diversamente, avrebbero contribuito ad incrementare le tonnellate di rifiuti urbani, con le conseguenti difficoltà di smaltimento.

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