Ricerca OGM: fallimento o soluzione per la nutrire il Pianeta?

di Luca Vivan del 26 luglio 2014

Gli OGM, gli organismi modificati, continuano ad alimentare polemiche e dibattiti. Oltre il sensazionalismo dei media o le prese di posizione ideologiche, ciclicamente giornalisti e ricercatori cercano di fare chiarezza e di metterci nelle condizioni di operare scelte giuste per la nostra salute e quella del pianeta.

In Friuli Venezia Giulia la questione OGM è di lunga data e ne abbiamo già parlato. A rilanciare il dibattito è stato il direttore del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, il professore Umberto Tirelli, che ha affermato, in un giornale locale, come l’Italia sia vittima dell’ignoranza scientifica ed i cibi geneticamente modificati non siano dannosi per la salute umana, mentre l’agricoltura biologica sarebbe un bluff, perché poco controllata e costosa, con scarsi benefici sulla salute.

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In zona si è subito scatenata la polemica e così la giornalista Clelia Delponte ha voluto intervistare il professore Marcello Buiatti, ordinario di genetica all’Università di Firenze e uno dei massimi esperti italiani sulla questione.

Dal punto di vista prettamente scientifico a rispondere sono i dati di una ricerca sugli OGM svolta da laboratori collegati alle stesse aziende che producono le sementi modificate o di esponenti dell’EFSA, l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, che finiscono per lavorare per queste multinazionali.

Ma emerge anche il fallimento economico che hanno creato gli OGM nei paesi dove vengono coltivati in modo estensivo, come gli USA o l’Argentina, dove non solo non è aumentata la resa per ettaro ma l’agricoltura tradizionale è stata distrutta danneggiando la biodiversità e le comunità locali.

Il professor Buiatti insiste anche sulla questione dei diserbanti e dei pesticidi a cui le piante OGM sono resistenti e che vengono impiegati in dosi massicce e su vasta scala, inquinando terreni e falde acquifere, senza veramente ostacolare la proliferazione degli insetti nocivi che nel giro di poche stagioni diventano resistenti alle sostanze chimiche.

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Cinzia Scaffidi, del Centro Studi di Slow Food, dice chiaramente che la soluzione consiste nella protezione della biodiversità specialmente in un paese come l’Italia, dove l’economia si basa sulla tipicità di prodotti alimentari unici. Andrea Pitton, vicepresidente della sezione friulana dell’Associazione italiana per l’Agricoltura Biologica assicura che i controlli nel biologico ci sono e anzi sono molto più rigorosi che in quella convenzionale, un sistema agricolo che non ha alcuna prospettiva. Il futuro è l’agricoltura biologica, radicata nelle specificità del territorio, che ripristina l’equilibrio danneggiato e che sostiene i piccoli produttori.

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