Riciclare. La storia, il perchè e come funziona – prima parte

di Alessia il 21 maggio 2012

Oggi si parla tanto di riciclo dei rifiuti ma forse non tutti sanno da dove viene e qual è la sua storia. Proviamo a ricostruirli assieme. La raccolta della spazzatura viene fatta risalire a migliaia di anni fa, seppur con modalità prettamente domestiche e individuali. Con l’avvento dell’era industriale, il bisogno di trovare uno spazio adeguato per i rifiuti e per gli scarti del commercio divenne però sempre più importante.

Fra gli anni ’30 e ’40, con gli effetti della Grande Depressione, la società americana in crisi si ritrovò a fare i conti con la necessità di riutilizzare e recuperare materiali di scarto, dal momento che le condizioni economiche non consentivano l’acquisto di materie prime.

Durante la seconda guerra mondiale, nylon, gomma e metalli venivano costantemente razionati per far fronte alle esigenze belliche e ogni famiglia contribuiva alle operazioni di riciclo con un forte senso patriottico. Terminato il momento di emergenza, mentre in alcuni Paesi si è conservata l’abitudine di riciclare, come in Giappone, in altri, compresi gli Stati Uniti, i progetti sono stati accantonati e le discariche si sono affermate come le soluzioni più sbrigative ed economiche al problema. Si dovranno aspettare gli anni a cavallo fra i ’60 e i ’70 per assistere al successo del movimento ambientalista coronato con il primo Earth Day nel 1970.

Fra le motivazioni primarie che hanno determinato l’avvio del riciclo c’era l’esigenza di ridurre la quantità di rifiuti destinati alle discariche. Pensate che nel 1980 gli americani hanno raggiunto il picco di 150 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti all’anno.

Nonostante oggi le discariche siano maggiormente controllate, a nessuno piace vivere nei dintorni di un deposito di rifiuti e spesso è necessario spedire flotte di camion nelle regioni circostanti. In più non è da sottovalutare l’inquinamento prodotto da questi enormi contenitori di immondizia, dalla cui decomposizione vengono a formarsi dei liquami altamente nocivi, il famoso percolato, capaci di raggiungere le vicine falde acquifere.

Per ovviare al problema oggi si utilizzano enormi teli di plastica e coperture d’argilla, ma non sempre basta. Bisognerebbe combattere lo spreco di risorse alla radice, puntando all’utilizzo di materiale riciclato ed evitando che si utilizzino combustibili fossili o gli alberi per produrre plastica e carta.

Negli ultimi anni si è molto dibattuto sui costi del riciclo: gli studi dimostrano come l’intero processo che parte dalla raccolta differenziata porta a porta richieda quantità di energia inferiori rispetto alla produzione di un oggetto nuovo di zecca. Se tenessimo conto di quanto ad esempio è difficoltoso e costoso il processo di estrazione mineraria del ferro, non avremmo dubbi sul valorizzare il recupero dell’acciaio.

Intorno a queste operazioni di smaltimento gli imprenditori hanno trovato modo di far crescere i loro business. Molte aziende si sono specializzate nell’acquisto di materiali usati, nel loro recupero e nella successiva immissione sul mercato, trovando il settore proficuo e contribuendo così alla tutela dell’ambiente. Basti pensare che attualmente, nella sola città di St.Louis (USA), gli introiti del riciclo si aggirano intorno ai 4 miliardi di fatturato annuo e si offre lavoro a ben 16.000 dipendenti.

Un valido e incoraggiante esempio di come si possano gestire insieme strategie di marketing e politiche ambientali che ci fa ben sperare.

Per la seconda puntata sulla storia del riciclo, attendiamo il 30 maggio!

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